MILANO PRESS - Arte e Cultura

















 

ARTE

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                                       A N N A M A R I A ARTE  ANTIQUARIATO  DESIGN                                       C O N S A D O R I
                                                                          
                                                                                 MARIO RESTELLI

SCULTURA TRA REALTÀ E FANTASIA                                                   dal 10 al 25 febbraio 2012
 

 Schivo, appassionato, gran lavoratore:  con queste poche parole si può delineare la personalità di Mario Restelli, scultore e cesellatore (Milano 1891-1971).  Molte di più invece ne servirebbero per descrivere il suo lavoro, cominciato negli anni ’20 e continuato fino alla sua morte. Centinaia le opere che ha creato, per la maggior parte pezzi unici, passando con disinvoltura dalla scultura animalista a quella funeraria, dai bronzetti ai lavori a sbalzo alle piccole fusioni in argento, alternando alla dimensione monumentale il formato  da oreficeria, cimentandosi con le tecniche più classiche e sperimentando allo stesso tempo metodi di lavorazione unici ed originali, senza mai tralasciare la sua grande passione per il disegno. Raccogliere tutta la produzione del Restelli in un’unica mostra è impresa impossibile, quello che qui si vuole dare è un assaggio del suo lavoro, “nascosto” fino ad oggi nelle case degli eredi e dei collezionisti. Un lavoro che per anni è stato ignorato dalla critica, che - per lo stesso volere dell’artista che temeva la limitazione o il condizionamento della propria libertà espressiva - non ha trovato spazio nelle gallerie più prestigiose, e che adesso, grazie alla volontà e al lavoro degli eredi e degli appassionati viene mostrato al pubblico. Lo spettatore si troverà così ad intraprendere un viaggio tra animali che sembrano usciti da un libro di favole, scimmie dispettose, musicisti che fluttuano “appesi” ai loro strumenti, moschettieri che sembrano vestiti in ambiti d’alta moda. Tra il nero della patina scura del bronzo, la brillantezza dell’argento e la lucentezza dell’oro, si snoda un percorso che tenta di tracciare il profilo di un artista eclettico e fantasioso, le cui opere sono rimaste per anni “custodite” gelosamente dai suoi estimatori e collezionisti.
Mostra a cura di: AnnaMaria Consadori e Bruna Maccaferri
INAGURAZIONE giovedì 9 febbraio 2012 ore 18.30
La mostra prosegue fino al 25 febbraio 2012 con i seguenti orari:martedì-sabato 10.30/13.00 – 15.00/19.00

 
In occasione dell’inaugurazione verrà presentato il libro in edizione limitata “Mario Restelli – Scultore e Cesellatore” a cura di Federica Tamiozzo e Giuseppe Restelli con testi di Federica Tamiozzo edito da Carabà Srl Edizioni.


 

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone
ospita negli spazi
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone “Armando Pizzinato”
due mostre inedite
:
 
TONINO GUERRA. DIARIO DI UN POETA     
 e
    ALESSANDRO BERGONZONI: MACERIAPRIMA (ACCUSE MOSSE)
 

 tonino guerra - cavallo    bergonzoni   LA GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI PORDENONE OSPITA DUE MOSTRE INEDITE: UNA RIUNISCE CIRCA CENTO OPERE, TRA ACQUARELLI, DIPINTI, SCULTURE, CERAMICHE E GRAFICHE DEL GRANDE POETA, SCRITTORE E SCENEGGIATORE TONINO GUERRA; ULTERIORE ALLESTIMENTO E’ DEDICATO AL LAVORO ARTISTICO DI ALESSANDRO BERGONZONI, CON OPERE E INSTALLAZIONI DEL NOTO ATTORE, PER LA PRIMA VOLTA ESPOSTE IN UNO SPAZIO MUSEALE ITALIANO 
L’esposizione, curata da Marco Minuz, è corredata da un catalogo che non si configura come semplice corredo documentativo della mostra, bensì è esso stesso parte integrante del suo progetto.
ORARI MOSTRA: da martedì a sabato 15.00-19.00; domenica 10.00-13.00 / 15.00-19.00 - lunedì chiuso

APERTURA MOSTRE
: TONINO GUERRA FINO AL 26 FEBBRAIO 2012-ALESSANDRO BERGONZONI FINO 31 MARZO 2012
. Ingresso libero 


 

IL SETTECENTO A VERONA. TIEPOLO, CIGNAROLI, ROTARI – La Nobilta della pittura 


Non occorre fare il giro d’Italia e d’Europa per conoscere i grandi artisti veneti del Settecento, illuminati da quel fermento di idee culturali, sociali, in voga soprattutto in Italia e in Francia durante tutto il 18mo secolo, denominato ‘Illuminismo’; basta recarsi  a Verona al Palazzo della Gran Guardia, a pochi passi dall’Arena. Qui  150 opere provenienti dai più celebri musei europei (Ermitage di San Pietroburgo, Prado di Madrid, Victoria and Albert Museum di Londra, Gemalderie di Dresda, Kunsthistorisches di Vienna, Szepmuveszeti di Budapest) nonchè da prestigiosi spazi italiani costituiscono una esposizione atta a documentare il successo dell’arte veneta al di fuori dei confini scaligeri di Verona, città che riuscì a mantenere sempre autonomia e originalità rispetto alle correnti dominanti nella vicina Venezia. Incontriamo qui validi pittori locali che divennero famosi presso gli Zar di Russia, i Principi di Sassonia e alla corte d’Inghilterra.  Primo fra tutti Antonio Rotari che fu adorato da Elisabetta di Russia, la quale, alla morte dell’artista, volle tenere per se la maggior parte delle opere: le famose teste di ragazza ridenti o piangenti per cui Rotari è famoso facendo passare in secondo piano il fatto che fu anche pittore di nitide pale d’altare. Vediamo poi Gianbettino Cignaroli, pittore ormai neoclassico, fondatore dell’omonima Accademia di Pittura. Una sezione della mostra è dedicata alle vedute di Verona a partire da quella di Gaspar Van Wittel (Vanvitelli), di Giovanni Antonio Urbani e, per il periodo considerato, non possono mancare certamente alcuni classici ‘vedutisti’ come Bernardo Bellotto e Dionisio Valesi. Un'altra sezione della mostra è dedicata a Giandomenico Tiepolo mentre di suo padre Gianbattista ammiriamo le sue opere capitali fra ‘Virtu e Nobilta’; con modalità assolutamente innovative, grazie all'ausilio delle nuove tecnologie, il pubblico ha il privilegio esclusivo di scoprire il lavoro di recupero che ha portato alla restituzione virtuale del soffitto dipinto da Giambattista Tiepolo per Palazzo Canossa a Verona, andato in parte distrutto al termine della seconda guerra mondiale, e di cui vediamo alcuni frammenti con l’auspicio che si possa arrivare un giorno alla ricomposizione reale almeno di una buona parte. L’esposizione comprende anche una sezione dedicata a preziosi volumi editi in quegli anni e corredati anche da stampe, che spiegano l’evolversi dell’arte veronese, concessi in prestiti per questa occasione da importanti enti pubblici e privati come il Museo di Castelvecchio di Verona e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. Spicca, tra altri, l’edizione datata 1742 de ‘Il paradiso perduto’ dello scrittore inglese  John Milton, da una collezione privata. La mostra, curata da Fabrizio Magani, Paola Marini e Andrea Tomezzoli, è corredata da un esaustivo catalogo di Silvana Editoriale contenente numerosi importanti contributi critici; ad essa sono collegati appositi itinerari che guidano il visitatore alla scoperta, da un lato, di opere d'arte sacra conservate nelle chiese di Verona, dall'altro, di straordinari interventi pittorici realizzati per palazzi e ville signorili della città e della provincia che svelano il secolo d'oro della decorazione delle ville venete. Questo evento espositivo è organizzato dal Comune di Verona, con l'Assessorato alla Cultura e il Museo di Castelvecchio, in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto, Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, Università degli Studi di Verona, Università degli Studi di Padova, Fondazione Ermitage Italia.
Palazzo della Gran Guardia – Piazza Brà, Verona; Tel. 045-8077650
Fino al 9 Aprile 2012; orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30
Biglietti: Intero 10 Euro, Ridotto 8 Euro; Prenotazioni biglietti e visite guidate Singoli e Gruppi: Silvana Editoriale, Tel. 02-61 83 64 44; Scuole: Aster, Tel. 045-80 36 353; 045-59 71 40 Sito Internet di riferimento: www.settecentoaverona.it
                                                                                                                                Fabio Giuliani


 

 BERNARDO BELLOTTO – IL CANALETTO DELLE CORTI EUROPEE
Palazzo Sarcinelli – Via XX Settembre 132, Conegliano Veneto (Treviso)   Fino al 15 Aprile 2012 

Dopo il grande successo della mostra dedicata a Cima da Conegliano nel 2010, le sale del cinquecentesco Palazzo Sarcinelli nel cuore di Conegliano ospitano le opere di Bernardo Bellotto (1721-1780), uno dei maestri assoluti del vedutismo veneziano, nipote di un altro grande interprete di questo genere: Giovanni Antonio Canal, meglio conosciuto come il Canaletto. Di nuovo una mostra che riporta un pittore veneto nella sua regione di origine e punta a far conoscere non solo i capolavori dell`arte, ma anche le meraviglie di un territorio tanto suggestivo quanto particolare e rinomato per la sua eccellente enogastronomia (un nome su tutti: il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, ormai celebre ed esportato in tutto il mondo) e per i suoi tesori d`arte e cultura, poco lontano da Venezia. Ripercorriamo, attraverso una quarantina di capolavori, tutta l’evoluzione creativa del pittore veneziano con le tappe fondamentali della sua carriera, dalle vedute di Venezia e delle città italiane – Firenze, Lucca, Roma, Milano, Torino, Verona – a quelle delle capitali europee: Dresda, Vienna, Monaco, Varsavia. Dipinti tutti caratterizzati, oltre che dalle grandi dimensioni, da una eccezionale ricerca nei dettagli architettonici, dalla luce cristallina e dalla smagliante tavolozza cromatica. A questi sono accostati dipinti di altri importanti suoi colleghi come Carlevarijs, Marieschi, Guardi e, naturalmente, Canaletto, che con le loro innovazioni stilistiche hanno contribuito a diffondere universalmente il fenomeno del vedutismo e con esso il mito e l'immagine di Venezia, facendoci comprendere il contesto da cui si sviluppò il lavoro di Bellotto, il suo modo di rappresentare pittoricamente la realtà. La sua capacità di ritrarre magistralmente gli aspetti delle città soffermandosi sui particolari più curiosi della vita quotidiana della nobiltà e della gente del popolo consente di immedesimarci nell'esperienza delle corti europee, venendo a contatto visivo con i personaggi, i modi di vestire e le abitudini del suo tempo. Quando nel 1747 Bellotto giunge in Sassonia per operare al servizio della più illuminata corte europea, Dresda era diventata il centro dell'arte e della cultura tardo barocche e il suo aspetto aveva subito un profondo cambiamento per la lungimirante politica urbanistica e architettonica di Augusto il Forte e di Augusto III, governanti in successione, impegnati a trasformare la capitale in una città di abbagliante bellezza. L'arrivo di Bellotto coincise con l'ultimazione della maggior parte dei cantieri: la città ricostruita era pronta e l'artista veneziano ne divenne il divulgatore geniale in una stupenda serie di vedute. Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, Liechtenstein Museum di Vienna, Castello Reale di Varsavia,  Pinacoteca di Brera di Milano, Accademia Carrara di Bergamo, Palazzo Barberini di Roma, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Galleria Nazionale di Parma, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna, Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano: queste sono solo alcune delle più importanti istituzioni museali pubbliche e private italiane ed estere che hanno concesso le opere di Bellotto dalle proprie collezioni permanenti. Alcune note sulla sede ospitante. Palazzo Sarcinelli, ultimato nel 1518, nacque come residenza rinascimentale dell'omonima famiglia veneta che, su modello della coeva dimora cinquecentesca di Serravalle (a Vittorio Veneto), eresse ed arredò l'edificio come il più sfarzoso del centro storico. Nei secoli di maggior splendore la nobile famiglia ospitò in questa sede personaggi di rilievo come la regina Bona di Polonia (1556), Massimiliano d'Austria e Enrico III di Francia (1574). Nel ventesimo secolo diventa proprietà comunale e, a partire dal 1988, il palazzo, già sede della biblioteca comunale (trasferita nel 2007 alla Ca' di Dio), ha assunto la veste di prestigiosa galleria d'arte, che ha ospitato numerose mostre di pittura, incentrate soprattutto su artisti e movimenti che hanno interessato l'arte veneta moderna e contemporanea. Tra il 2008 e il 2010 il palazzo è stato quasi completamente restaurato. Questa mostra è stata prodotta da Artematica, società impegnata da alcuni anni a realizzare eventi culturali di alto livello che possano anche fungere da incentivo per un turismo di qualità. Lo scopo è di fornire al visitatore un servizio completo in cui all'approfondimento culturale si accompagna un percorso articolato di cui la mostra d'arte rappresenta solo uno dei molteplici aspetti.
Palazzo Sarcinelli – Via XX Settembre 132, Conegliano Veneto (Treviso)
Fino al 15 Aprile 2012
; orari: lunedì-giovedì: 9-19; venerdì e sabato: 9-21; domenica: 9-20
Apertura speciale: 9 aprile (lunedì di Pasqua) 9-21 (la biglietteria chiude 45 minuti prima)
Informazioni e prenotazioni al Numero Verde gratuito 800 775083 (lunedì-venerdì 9-13 e 14-18)
Visite guidate gratuite il secondo sabato del mese, alle ore 15.00, al centro storico di Conegliano prenotando presso all'Ufficio Informazioni Turistiche (durata della visita: 2 ore circa)
Info e prenotazioni: Ufficio IAT Conegliano tel 0438 21230; sito Internet ufficiale: www.bellottoconegliano.it
                                                                                                                                           Fabio Giuliani

 

IL DIVISIONISMO. La luce del moderno…e, su tutti, il grande ferrarese Gaetano PREVIATI

Rovigo, Palazzo Roverella  Dal 25 febbraio al 24 giugno 2012
di Maria Cristina Nascosi Sandri

Gaetano Previati: Nel prato , olio su tela, 1890, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze

 “Il Divisionismo. La luce del moderno”, che si svolgerà a Rovigo, a Palazzo Roverella dal 25 febbraio al 23 giugno 2012, sarà sicuramente tra i più importanti eventi espositivi italiani del prossimo anno. A promuoverla sono la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e L’Accademia dei Concordi. Il grande –ismo è stato una delle più emozionanti stagioni dell’arte italiana negli ultimi secoli ed ora una grande mostra la ripropone, con un taglio nuovo ed una scelta notevolissima di opere. Il periodo che questa esposizione descrive è compeso tra il 1890 e l’indomani della Grande Guerra. Negli anni in cui in Francia Signac e Seraut “punteggiano” il Neo Impressionismo, anche in Italia diversi artisti si confrontano con l’uso "diviso" dei colori complementari. E lo fanno con assoluta originalità. E’, come afferma il sottotitolo della mostra, la luce del moderno che essi così magistralmente creano e interpretano. Sono sperimentazioni che consentono agli artisti che si affacciano alle soglie del Novecento di affrontare con tecnica spesso audace e coraggiosa le tematiche del nuovo secolo, dal mutato rapporto con la realtà agreste all’evoluzione della città moderna, dalle scoperte scientifiche agli incombenti conflitti sociali. E’ la prima effettiva cesura rispetto agli stili del passato, prima delle avanguardie. Nel Divisionismo italiano i puntini e le barrette colorate dei francesi diventano filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si sovrappongono. Ma ciò che è veramente diverso è lo spirito: qui la nuova tecnica pittorica aiuta a rappresentare, meglio di altre, l’intimità, l’allegria, lo spiritualismo, il simbolismo, l’ideologia anche politica.  L’indagine che Francesca Cagianelli e Dario Matteoni proporranno a Palazzo Roverella rilegge la storia di questo momento magico dell’arte italiana. Valorizzando figure come quella di Vittore Grubicy de Dragon e il suo Divisionismo fatto di musica e di ricerca scientifica. Poi Plinio Nomellini, icona del Divisionismo tra Toscana e Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni territoriali che sono forse la maggiore ricchezza del movimento e che questa mostra mette, per la prima volta, in giusta evidenza. Poi i grandissimi, tra cui il ferrarese Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo che, ancora ( e per sempre ) rimarranno i testimonials della storica Sala Divisionista della Biennale veneziana del 1914 ed oltre. A seguire…il Futurismo. Ma quello è l’avvio di un’altra grande storia, l’ultima, TUTTA ITALIANA. Info: Palazzo Roverella tel. 0425.460093 (il servizio è già attivo dal 5 settembre scorso)
info@palazzoroverella.com  oppure mostre@fondazionecariparo.it  Coordinamento Generale: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - Area Comunicazione e Relazioni Esterne

                                                         

WILDT. L’anima e le forme tra Michelangelo e Klimt   Forlì, Musei San Domenico
Dal 28 gennaio al 17 giugno 2012

      
di Maria Cristina Nascosi Sandri

 clicca sulla didascalia per visualizzare l'immagine ad alta risoluzione (300+ DPI)
Felice Casorati, La preghiera, 1914, tempera su fustagno, Verona, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti

 Adolfo Wildt (Milano, 1868 – 1931) è il genio dimenticato del Novecento italiano. La grande mostra che Forlì gli dedica ai Musei di San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno prossimi) per iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune, è certo una scommessa: rendere popolare un artista tra i più sofisticati e colti del nostro Novecento. La mostra è curata da Fernando Mazzocca e Paola Mola, sostenuti da un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci. Da sottolineare come questa esposizione, eccezionale per completezza e qualità delle opere, rappresenti il primo tempo del “Progetto Novecento. Percorsi – Eventi – Interpretazioni” che si svilupperà nel 2013 con la grande mostra DUX, dedicata ad una ricognizione sull’ Arte italiana negli anni del consenso, proposta da Forlì, città d’elezione del Duce, dopo Predappio. Nel percorso al San Domenico, allestito dal parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio Lucchi e Biserni, la grande arte di Wildt sarà messa a confronto con i capolavori di maestri del passato che per lui furono certe fonti di ispirazione. Una ‘serie omnicomprensiva’ che va da Fidia al grande ferrarese Cosimo Tura – ma gli fu mèntore anche l’altro nostro, Francesco del Cossa -  ad Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambagia, Bernini, Canova e con i moderni con cui si confrontò originalmente: ancora un grande ferrarese, Gaetano Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt e poi De Chirico, Morandi, Casorati – presente con l’opera di cui all’immagine, già ‘vista’ al San Domenico in una mostra precedente, pochi anni fa -  Fontana, Melotti. Ma anche con artisti come Gustav Klimt che da lui presero ispirazione.
Insomma la più grande rassegna mai realizzata su Wildt ma anche una sequenza impressionante di capolavori, scelti a confronto, praticamente una mèta-mostra, una impedibile mostra nella mostra...


 

CARAVAGGIO, COURBET, GIACOMETTI, BACON, MISERIA E SPLENDORE DELLA CARNE.

TESTORI E LA GRANDE PITTURA EUROPEA

Ravenna. MAR Museo d’Arte della città di Ravenna  (dal 12 febbraio al 17 giugno 2012)
di Maria Cristina Nascosi Sandri
 

clicca sulla didascalia per visualizzare l'immagine ad alta risoluzione (300+ DPI) Alberto Giacometti, Portrait du prof. Corbetta, 1961, olio su tela
(Immagine rielaborata al pc da Franco Sandri, A.I.R.F.)

 Dopo le mostre dedicate a Roberto Longhi (2003), a Francesco Arcangeli (2005) e a Corrado Ricci (2008), il MAR Museo d'Arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su figure di primo piano della critica d'arte, rendendo omaggio a: Giovanni Testori (1923-1993). La mostra, realizzata grazie al generoso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, si inserisce nella programmazione del museo dopo le vaste rassegne dedicate ai Preraffaelliti (2010), in collaborazione con l’Ashmolean Museum di Oxford, e Arte in Italia nel secondo dopoguerra (2011), sarà curata da Claudio Spadoni e sarà inaugurata il prossimo 11 febbraio per proseguire fino al 17 giugno 2012.Per l'occasione, oltre alla fondamentale collaborazione della Compagnia del Disegno di Milano, è stato costituito un prestigioso Comitato Scientifico composto da Andrea Emiliani, già direttore della Pinacoteca di Bologna, Mina Gregori, Presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, Antonio Paolucci, Direttore dei Musei Vaticani, Ezio Raimondi, già Presidente dell’Istituto per i Beni Culturali, Alain Toubas e Claudio Spadoni. Figura complessa - pittore, drammaturgo, giornalista, storico e critico d’arte, ma anche collezionista - Giovanni Testori si è distinto per il coraggio di scegliere strade anche impervie perché distanti da quelle “maestre” dell’ufficialità.
Il suo sguardo sulla pittura di realtà, intesa nella sua epidermica evidenza, mostra tutta la miseria e lo splendore della vita. Il suo sguardo sulla pittura di realtà, intesa nella sua epidermica evidenza, mostra tutta la miseria e lo splendore della vita. La preferenza verso temi protesi all'esaltazione delle domande ultime ne segnalano la personalità eccentrica, il coraggio dei risvolti più scabrosi, l'affermazione prepotente e tutta organica, e dunque corruttibile, della carne – donde il titolo della mostra. Il percorso della mostra si articolerà in diverse sezioni dedicate ai vari periodi della storia dell’arte studiati dal critico milanese e agli artisti da lui amati.
La rassegna presenterà anche un omaggio a Testori con selezione di ritratti fra i tanti eseguiti da diversi pittori per lo studioso. Il catalogo è di Silvana editoriale.

MAL D’AFRICA – Castello Sforzesco, Milano. Sino al 30 settembre 2012

La mostra comprende una selezione delle 400 opere di arte africana, precolombiana e oceanica di proprietà della Fondazione Alessandro Passaré, concesse recentemente in comodato d’uso alle Raccolte Extraeuropee del Comune di Milano. L’allestimento, nella sala Castellana presso il cortile della Rocchetta al Castello Sforzesco, mira a presentare la collezione in dodici istallazioni all’interno delle quali sono esposte circa una cinquantina di opere. Statue antropomorfe in legno rappresentanti gli antenati, maschere preziose ricoperte di pelle di antilope, oggetti rituali lignei con elementi decorativi come piume o fibre vegetali. In ogni installazione è illustrato un tema e i colori e le luci mettono in risalto gli oggetti in esposizione. Alessandro Passaré, medico e collezionista milanese, comincia ad avvicinarsi al mondo dell’arte frequentando le avanguardie artistiche della Milano degli anni sessanta. Questa passione lo porterà, tra le altre cose, ad attraversare per diciassette volte il deserto del Sahara. La conoscenza diretta delle culture africane e dei mercati internazionali dell’arte gli ha consentito di riunire una collezione di arte africana di grande rilevanza nel panorama italiano. In occasione dell’anno sull’Africa, che vedrà l’apertura di una serie di grandiesposizioni a Milano, viene mostrata per la prima volta al pubblico questa rilevante raccolta privata, nota ai collezionisti e agli amatori, ma in gran parte sconosciuta. Si potranno ammirare tra l’altro anche una notevole quantità di diapositive(circa 9000) e di materiale manoscritto del collezionista tra cui libretti di viaggio eschede delle opere.
Castello Sforzesco , piazza Castello, 1, Milano. Tel. 02 88463744. Da martedì a domenica 9-13; 14-17,30

                                                                 

La collettiva Dal Paesaggio al Territorio inaugura il Museo di Santa Chiara a Gorizia Museo di Santa Chiara a Gorizia (Corso Verdi 18), fino al 26 febbraio 2012, visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (chiuso lunedì).

In mostra per la prima volta esposte le opere dalle Collezioni del Novecento di Intesa Sanpaolo. Sono rappresentati artisti come Carra', Sironi, Soffici, Guttuso, Music, Santomaso, Birolli, Vaccari, La Pietra, Vitone e molti altri

 GORIZIA – Milleduecento metri quadrati di superficie espositiva nel centralissimo edificio di quattro piani, che includerà anche una biblioteca, una sala consultazioni, spazi per gli uffici e impianti tecnologici, pertinenze logistiche e di collegamento. Dopo un lungo intervento di restauro avviato nell’ambito delle iniziative dell’anno del Giubileo del 2000, sabato 17 dicembre si è inaugurato a  Gorizia il Museo di Santa Chiara, frutto del recupero del seicentesco complesso architettonico conventuale delle Clarisse. Un sito di particolare suggestione, quello di Santa Chiara: un compendio monastico originariamente inserito in un sistema conventuale di grande rilievo per Gorizia fra Sei e Settecento, quindi adibito a una nuova funzione di Magazzino Militare, gravemente danneggiato durante il primo conflitto mondiale, ristrutturato nel tempo e ora riportato a un ruolo centrale per lo sviluppo culturale della città. Il Comune di Gorizia – spiega il sindaco, Ettore Romoli - ha fortemente creduto nel recupero di questa sede, che avrà un ruolo di riferimento per i progetti culturali della città, e che si inaugura intanto nel segno di un evento eccezionale, la mostra che per la prima volta espone le opere dalle Collezioni del Novecento di Intesa Sanpaolo, nelle quali sono rappresentati artisti come Carra’, Sironi, Soffici, Guttuso, Music, Santomaso, Birolli, Vaccari, La Pietra, Vitone e molti altri. Va evidenziata, per questa iniziativa, la preziosa partnership dell’Azienda Speciale Villa Manin, che ha operato in stretta con il Comune di Gorizia per garantire la realizzazione di un evento culturale di altissimo valore Museo di Santa Chiara a Gorizia. L'esposizione, curata dallo storico dell’arte Francesco Tedeschi, è realizzata dal Comune di Gorizia nell'ambito delle anifestazioni per le celebrazioni del 150°anniversario dell'Unità d'Italia, in partnership con l'Azienda Speciale Villa Manin grazie alla fondamentale partecipazione di Intesa Sanpaolo, con la collaborazione inoltre della Regione FVG, della Fondazione Carigo, della Cassa di Risparmio del FVG, della Fondazione CRUP e de Il Piccolo. Il percorso espositivo raccoglie oltre sessanta opere delle importanti collezioni d’arte italiana del Novecento di Intesa Sanpaolo, e si snoderà secondo un’appassionante dialettica fra arte e ambiente: rapporto che sarà indagato attraverso molteplici piani di lettura, partendo dagli sviluppi nella rappresentazione del paesaggio di veduta e nella pittura della prima metà del Novecento, per giungere alle operazioni e agli interventi di natura concettuale e ambientale, paralleli a una interpretazione del territorio come spazio sociale e culturale.Il progetto di recupero del nuovo Museo di Santa Chiara, restaurato dal Comune di Gorizia su progetto degli architetti Cornelia Baldas e Lino Visintin, ha privilegiato il mantenimento di tutti gli elementi originari: primo tra tutti il sistema di travi e pilastri in legno, unico per la città di Gorizia, oltre ad elementi minori quali elementi lapidei, setti murari, pavimentazioni in pietra. Nell’indicazione di restauro si è inteso recuperare anche le tracce della storia e con esse gli spazi che sono derivati dal volume iniziale suddiviso, in modo da porli in relazione con la nuova funzione museale. La struttura edilizia, così composta e stratificata nel corso del tempo, è diventata essa stessa documento storico e per questa ragione ha assunto un intrinseco valore museale.
INFORMAZIONI
. tel. (0039) 0481.550744, 0481.383.287 - email urp@comune.gorizia.it  www.comune.gorizia.it  
ORARI
dal martedì alla domenica, ore 10 / 19 - chiuso lunedì e 25 dicembre 2011; apertura solo mattutina il 24 e 31 dicembre fino alle ore 13.00, apertura pomeridiana il 1° gennaio 2012 dalle ore 15.00.
BIGLIETTI
intero € 8,00 ridotto € 5,00 I biglietti sono acquistabili anche sul circuito di prevendita Vivaticket (on line sul sito www.vivaticket.it  e nei punti vendita Vivaticket)
VISITE GUIDATE
servizio gratuito, ogni sabato, domenica e giorno festivo alle ore 17.00, e su prenotazione scrivendo a info@musaeus.it  o telefonando a numero 348.2560991

 

Giangiacomo Poldi PezzoliL’uomo e il collezionista del Risorgimento

“Come sa di sale lo scendere e il salir per l’altrui scale” (Dante Alighieri)

 
Giuseppe_Bertini                       Vela_-_Dante_Alighieri     Hayez_-_Giangiacomo_Poldi_Pezzoli

Anche la Casa Museo piu famosa del mondo , il Poldi Pezzoli, celebra l’anniversario dei 150 anni dell’unita d’Italia.Pochissimi sanno che il suo creatore, oltre che collezionista, fu patriota, esiliato in Svizzera per aver partecipato alle Cinque Giornate di Milano. L’attuale mostra, con soggetto Dante e la ‘Divina Commedia’, a simbolo di un’Italia libera, vuole celebrare questo suo aspetto oltre al ritrovamento di documenti importantissimi per delineare la sua figura e i suoi acquisti: il ‘Libro dei conti’, autografo del protagonista, utile a ripercorrere la crescita della sua collezione per cui ha creato intorno a quest’ultimo approfonditi studi e una mostra nella sua stessa casa-museo onde raccontare fatti e clima culturale che portarono alla creazione della nostra Italia. Il suo contributo e il suo impegno politico si svolse abbracciando le idee moderate e liberali del Governo Provvisorio finanziando anche la rivolta. L’esposizione inizia con il celebre ritratto del protagonista dipinto da Francesco Hayez e il ‘Libro dei conti’ di cui sopra che descrive le spese per l’acquisto di opere d’arte e cita gli antiquari e i consulenti a cui Giangiacomo si rivolgeva prosegue poi concentrandosi sul momento in cui, da protagonista, si inserì negli anni di preparazione all’Unità Nazionale,quando letteratura teatro e arte contribuirono a promuovere una silenziosa opposizione agli stranieri citando il Medioevo. Le opere esposte fanno luce su due temi fondamentali del periodo risorgimentale: la passione per le armi antiche e il mito di Dante e della Divina Commedia dei quali la Sala d’armi e lo studiolo dantesco della casa-museo sono l’emblema. I dipinti in mostra ci parlano proprio della vita di Dante preso ad esempio come esule dal protagonista che pure fu esiliato ed ebbe anche la confisca dei beni che gli vennero restituiti solo col pagamento di una multa iperbolica di seicentomila lire. Vediamo Pia De’ Tolomei di Eliseo Sala,’L’incontro di Dante e Frate Ilario’ di Giuseppe Bertini (opera con cui l'esordiente pittore vinse il prestigioso ‘Premio Brera’ all'età di 19 anni), e ancora del Bertini il ‘Trionfo di Dante’, la scultura di Vincenzo Vela ‘Dante Alighieri’, ‘La porta della casa degli Alighieri. Reminiscenze di Firenze’ di Federico Faruffini ed altri dipinti di Eleuterio Pagliano. Da visitare nel museo lo studiolo realizzato da Francesco Bertini con la stupenda vetrata  ‘Il trionfo di Dante’ che celebra il mito del poeta dovuto anche all’influenza di Mazzini e dei tanti esuli italiani a Londra. Quest’opera fu presentata con grande successo alla Prima Esposizione Universale a Londra nel 1851.  Curata da Ferdinando Mazzocca la mostra è accompagnata da un catalogo Allemandi con una esauriente appendice documentaria e bibliografica, con numerosi saggi fra cui quelli del curatore, e della direttrice Annalisa Zanni, alla quale è stato conferito l’ ‘Ambrogino d’Oro’ 2011 per la sua trentennale appassionata attività a favore della Casa-Museo, in quanto – come dalla motivazione – il suo lavoro rappresenta un modello esemplare per le scelte operate che hanno valorizzato una istituzione culturale che dà lustro e prestigio alla città.” Alcuni cenni sul fondatore e sul luogo espositivo. Giangiacomo Poldi Pezzoli nasce nel 1822 dal nobile Giuseppe Poldi Pezzoli (che ha ereditato dallo zio Giuseppe il cognome, ingenti ricchezze ed il palazzo in Corsia del Giardino, oggi Via Manzoni), sposato con la giovanissima marchesa Rosa Trivulzio, appartenente ad una delle più antiche famiglie aristocratiche milanesi con una grande tradizione di collezionismo e mecenatismo artistico. Giangiacomo segue per alcuni anni le lezioni di precettori di vedute aperte e completa la sua formazione grazie ai viaggi in Italia e a Parigi. Dal 1840 frequenta gli artisti amici della madre, il milanese Giuseppe Molteni e i fiorentini Lorenzo Bartolini e Cesare Mussini e sostiene la Società di Incoraggiamento d’Arti e Mestieri. Nel 1851 Francesco Hayez dipinge il suo ritratto. Nel 1853 inizia a collezionare dipinti antichi ed oggetti di arte applicata e comincia l’ideazione dello ‘Studiolo dantesco’. Nel 1861 nomina erede Fabio, figlio della sorella Matilde che ha però l’obbligo di non disperdere la collezione. Da questa data Giangiacomo inizia il ‘Libro dei Conti’. Nel 1868, con la morte del ventottenne nipote Fabio, unico discendente diretto, pensa alla destinazione pubblica delle sue  accolte. Nel 1871 in un nuovo testamento prefigura la nascita di una Fondazione. Muore nel 1879 a 57 anni.  Il 25 Aprile 1881 apre il Museo Poldi Pezzoli con le sue collezioni di arti applicate, armi e dipinti con capolavori assoluti di ogni tempo. 
                                                                                                    
                                                                                                                        Fabio Giuliani

 Museo Poldi Pezzoli – Via Manzoni 12, Milano
Fino al 13 Febbraio 2012; orari: da Mercoledi a Lunedi 10-18, chiuso il martedi
 Tel: 02-794889; 02 796334; www.museopoldipezzoli.it


 

L'Ermitage a Padova – Un omaggio a Rembrandt  Fino al 30 gennaio 2012 

I Musei Civici agli Eremitani di Padova, per i capolavori contenuti a partire da lapidari in pietra nel cortile esterno,  la sezione archeologica posta in un’apposita sala subito dopo l’ingresso principale,  e soprattutto per la prestigiosa pinacoteca al piano superiore con capolavori d’arte italiana ed estera dal Trecento in poi, rappresentano già di per sé luogo d’arte eccelso a livello nazionale, avendo altresì a pochi passi la celebre Cappella degli Scrovegni con gli affreschi di Giotto, oggetto di code umane quotidiane di pubblico da tutto il mondo. Quando poi vengono organizzate esposizioni temporanee di grande qualità motivi per visitare questo luogo aumentano. L’Ermitage di San Pietroburgo, uno dei musei più celebri e vasti del mondo, tramite il suo braccio operativo Ermitage Italia, da anni promuove rapporti con prestigiosi ‘colleghi’ italiani. Nell’ambito di uno scambio culturale tra i due paesi (il 2011 è stato l’Anno della Cultura e Lingua Russa in Italia e Cultura e Lingua Italiana in Russia) Padova concede in prestito all’Ermitage la straordinaria tavola di Giotto con l’Eterno Padre proveniente dalla Cappella degli Scrovegni, mentre il museo russo ricambia con due capolavori di Rembrandt (Leida 1606 - Amsterdam 1669), uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, intorno ai quali ruota la mostra che qui si presenta. E’una coppia di ritratti, entrambi firmati e datati 1654, da cui emerge potentemente la qualità della pittura del Maestro olandese. La materia, a tratti parsimoniosa, a tratti densa e pastosa, e l’utilizzo sapiente della luce costituiscono uno degli aspetti più affascinanti della sua pittura. La luce definisce la dinamica della composizione e si rivela particolarmente penetrante nei ritratti svelando l'interiorità dei personaggi. Nel Vecchio con le mani incrociate l’effigiato appare nella penombra, ma il volto e le mani sono investiti da tocchi luminosi che gli conferiscono solennità e autorevolezza. L’artista si rivela qui uno che, del Caravaggio, ha capito tutto! Rembrandt non fu solo pittore, ma anche abile disegnatore ed incisore. La sua attività nel campo della grafica è documentata in mostra da una quarantina di stampe fra originali e copie, provenienti dalle raccolte civiche (Museo d’Arte e Museo Bottacin) e dalla collezione del marchese Federico Manfredini conservata presso la Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova; è proprio questo il motivo della scelta della sede patavina. Egli, grazie all’incessante sperimentazione, alla padronanza del mezzo tecnico e alla capacità inventiva, spinse a confini assolutamente inediti la tecnica dell’acquaforte. Egli la utilizzò in senso pittorico, talora combinandola con il bulino e con la puntasecca. Rembrandt incisore si servì di quasi tutto il repertorio dei soggetti tipici dell’arte fiamminga e olandese del Seicento, cimentandosi in autoritratti, ritratti, scene di genere, soggetti biblici, nudi, episodi mitologici e di storia antica, paesaggi. La mostra offre un’efficace rassegna degli ambiti tematici trattati dal maestro, con particolare riguardo alle storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. Una delle opere più riuscite in tal senso è la cosiddetta ‘Stampa dei cento fiorini’: Il titolo di questa incisione, che illustra l’intero capitolo XIX del vangelo di Matteo, deriva dallo straordinario prezzo attribuitole nel Seicento. Dal punto di vista tecnico, l’uso di procedimenti e tratteggi variati le conferisce uno straordinario effetto pittorico d’insieme. La mostra, realizzata in collaborazione con Fondazione Ermitage Italia con il contributo di Fischer Italia e Fondazione Antonveneta e corredata da un catalogo edito da Skira contenente anche saggi critici.
Musei Civici agli Eremitani – Piazza Eremitani 8, Padova
Fino al 30 gennaio 2012; orari: da martedì a domenica 9-19; chiuso lunedì
Ingresso: intero euro 10,00, ridotto euro 8,00; Visite guidate: Info e prenotazioni: : Cell 345-2337194
Musei Civici agli Eremitani – Tel. 049 8204551
Info e prenotazione Cappella degli Scrovegni: Tel 049-2010020; www.cappelladegliscrovegni.it

                                                                                                                                               Fabio Giuliani
                                                                           
 

Mercoledì 11 gennaio,ore 18.00 (sarà  presente l'artista) presso l'Ufficio Cultura e Informazioni dell'Ambasciata di Turchia a Roma in Piazza della Repubblica 55-56, si inaugurerà la mostra della pittrice turca Mujde Kotil, le cui opere sono visibili fino al 10 febbraio negli orari di apertura degli uffici (9.00 - 17.00).  

Mujde Kotil è¨ nata nel 1983 a Istanbul, Turchia. Quando nacque, nessuno poteva immaginare quanto i pennelli, i colori e le tele avrebbero significato per lei da quel momento. Cominciò ad amare i colori già in età  prescolare. La rottura con il suo primo amore, l'acquerello, si verifica al momento di finire la Arif Senel Elementary School nel 1994. Il suo eterno amore, il colore ad olio, la segue quando si reca  negli Stati Uniti subito dopo la maturità presso la Nisantasi Isik High School nel 2001. La Laurea in Scienze conseguita come migliore studente presso l'Art Institute of California, seguita dal Diploma Associates in Arts conseguito presso l'Irvine Valley College, sono stati il frutto del suo primo amore. L'artista, che dopo il ritorno dagli Stati Uniti nel 2007 ha creato un originale mondo fatto di pennelli, colori e tele, descrive cosè il suo lavoro. Dipingere è lo scopo della mia vita. La mia gioia, la mia tristezza, la mia speranza, il mio incubo  Mujde Kotil, che riflette il suo mondo interiore sulle tele, continua il suo lavoro nel suo studio di Istanbul, città  dove ha esibito i suoi lavori in numerose mostre personali e collettive. Tutti i lavori di Mujde Kotil sono legati alla figura umana. Il suo lavoro è surreale, solitamente interpreta a suo modo emozioni, sentimenti e il loro riflesso sui volti delle persone. Solitamente i soggetti sono amici, familiari o conoscenti. Il suo motto è Vivi per l'arte di vivere

 

MUSEO DEL NOVECENTO. CON LA CARD900 UN ANNO DI ARTE , STORIA, CINEMA, YOGA

Costa 30 euro la nuova Card900, la tessera del Museo del Novecento che garantisce per tutto il 2012 l'accesso libero alle sale del Museo, alle mostre ospitate e a una serie di attivitè , corsi e incontri, gratuiti o a prezzo scontato. Acquistabile presso la biglietteria del Museo, la Card900 offre infatti diverse opportunità culturali, tutte fondate sulla convinzione - formatasi in questo primo anno di vita - che il Novecento sia il secolo più misconosciuto soprattutto per quanto riguarda la storia dell'arte. Un secolo troppo vicino per essere stato studiato a scuola e, nello stesso tempo, troppo lontano per essere ricordato nella nostra memoria recente. In dettaglio il programma di incontri e approfondimenti, tutti a ingresso gratuito per i possessori della CARD900
- Con l’arte del decennio il Museo offre mini-cicli di due giorni per analizzare in profondità alcune correnti fondamentali dell’arte del Novecento: Il Divisionismo e le Avanguardie, il Futurismo e il Novecento, inteso come movimento artistico e culturale, sono i primi tre già calendarizzati nei primi mesi dell’anno.
- "5x10", invece, propone, una serie di appuntamenti durante i quali un testimone d'eccezione “il primo sarà Giuseppe Longo, scrittore e professore di teoria dell'informazione presso l'Università degli studi Trieste“ il quale sceglierà insieme al pubblico le cinque parole che a suo parere possono interpretare al meglio il primo decennio del Novecento.
- Per il ciclo Il cinema del Novecento saranno proiettati, il martedì alle ore 18 presso la Sala conferenze, una serie di video e filmati che testimoniano le esperienze d'arte cinematografica del XX secolo.Infine, a prezzo scontato per i possessori della Card900, il Museo diventerà luogo di apprendimento e contemplazione con due corsi ˜innovativi” che si svolgeranno in pausa pranzo: storia dell'arte in lingua inglese e lezioni yoga e meditazione in Sala Fontana.
Con il corso LET’S TALK ABOUT ART, il Museo del Novecento propone la lingua inglese per avvicinarsi alla storia dell'arte del XX secolo in dieci incontri, che si svolgeranno tutti i mercoledì dal 25 gennaio al 28 marzo dalle 13 alle 14 presso la Sala Didattica del Museo. Costo per i possessori di Card900 120 euro, 150 per gli altri.Per sottolineare lo stretto legame tra l'arte, bellezza e spiritualità, il Museo del Novecento, in collaborazione con l'associazione Mi.As.Yo., ha infine programmato un corso di yoga, che svolgerà dalle 13 alle 14.15 in Sala Fontana, con una spettacolare vista sulla piazza del Duomo. Tutti i
martedì dal 24 gennaio al 20 marzo. Costo per i possessori di Card900 120 euro, 150 per gli altri. http://www.museodelnovecento.it  
05_programma_a1_colori.pdf


                                                           

IL BEL PAESE DELL’ARTE  Etiche ed estetiche della Nazione
GAMeC  Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – Via San Tomaso 53, Bergamo    Fino al 19 Febbraio 2012;

 “Caro Camozzi, Nella gioventù Lombarda, sempre pronta a lanciarsi nel pericolo per la redenzione della patria -  e che partecipò alla prima spedizione di Sicilia e Napoli – contano in prima riga i prodi figli di Bergamo. Se la provvidenza ha deciso ch’io divida le ultime battaglie della patria per l’intiero suo affrancamento io legherò alla generazioni venture - accanto a quelle di Bergamo – il nome della città Italiana – che con più figli avrà gettato più ferro sulla bilancia liberatrice. Un caro saluto alla famiglia –   Vostro G. Garibaldi” Con queste parole, Giuseppe Garibaldi si rivolgeva dalla sua residenza di Caprera il 10 Febbraio 1861 a Giovanni Battista Camozzi, primo sindaco di Bergamo nell’Italia unita; 174 bergamaschi erano infatti partiti da Quarto con il Generale in quella che sarebbe passata alla storia come la ‘Spedizione dei Mille’,  per la liberazione della Sicilia e del Meridione dalla presenza borbonica.  Il 20 gennaio 1960 il Presidente della Repubblica in carica Gronchi concedeva alla Città di Bergamo la facoltà di accompagnare lo stemma cittadino con l’iscrizione “Bergamo Città dei Mille”. Tra i tanti luoghi scelti per eventi espositivi compresi nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dall’Unità d’Italia non poteva quindi mancare la località orobica. Presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, di fronte alla celebre Accademia Carrara, è in corso una mostra a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini che hanno inteso proporre l'immagine dell'Italia unita con le molteplicità delle sue espressioni visive: dal cinema all'arte, dalla letteratura al ‘Made in Italy’, dalla cultura d'élite a quella popolare, attraverso 200 opere di artisti italiani e internazionali, ma anche di ‘cose e fatti' (come gli scritti di Rita Levi Montalcini grazie ai quali le è stato assegnato il premio Nobel) dall'Ottocento ai nostri giorni. Questa mostra intende dimostrare quanto la creazione artistica abbia influenzato in maniera determinante, soprattutto in questo ultimo secolo e mezzo di storia, l'organizzazione pratica della vita sociale italiana. L’esposizione segue di pari passo fatti storici importanti avvenuti dal 1861 fino alla contemporaneità: vediamo i ritratti dei circa 200 garibaldini della spedizione dei Mille, provenienti da Bergamo e Provincia, una serie di caricature dei parlamentari italiani, disegnati dal senatore Tecchio sulla carta intestata del Parlamento, verso la fine dell'Ottocento - Parallelamente, in ogni sala sono esposti oggetti – ex voto, trofei sportivi, libri – divenuti ‘icone’ mondiali dell'identità italiana: la loro presenza mette a confronto l'ideale puro di un'arte d'avanguardia e le testimonianze di una creatività spontanea, popolare o industriale. Vengono considerati  luoghi e momenti che parteciparono all'origine e alla costruzione dello Stato-Nazione come fenomeno unitario: la bandiera, la lingua, l'inno, il confine, la mappa, la cultura religiosa, il monumento, lo sport.  Il tutto in otto sezioni.  1)‘Fratelli d'Italia’; il richiamo all'inno nazionale fa da sfondo alla presentazione di sei coppie di fratelli: Giorgio de Chirico e Alberto Savinio, Tano Festa e Francesco Lo Savio, Gianni e Joe Colombo, Alessandro e Francesco Mendini, Gianluca e Massimiliano De Serio, Paola e Rita Levi Montalcini; coppie che hanno espresso valori artistici tra loro simili e diversi come unitaria e differente è l'Italia stessa. Presente in questa sezione, anche un'opera dell'ambiente di Giacomo Trecourt.  2)‘Mappamondo Italia’;  le opere di Enzo Cucchi e Maurizio Cattelan, ispirate alla forma dello ‘stivale’ italiano e  le ‘mappe’ del mondo di Alighiero Boetti, Mona Hatoum, Claudio Parmiggiani, Flavio Favelli, Alice Guareschi, e i lavori di Luciano Fabro, Claudia Losi e Salvo, sviluppano una relazione sul rapporto geografico tra locale e globale. 3)‘Per grazia ricevuta Italia’; l’arte contemporanea incontra la tradizione, la storia e la cultura delle feste popolari: la figura della Madonna, spesso usata come soggetto da artisti quali Gino De Dominicis,  Vettor Pisani, Piccio, Alberto Garutti, Aleksandra Mir, Nan Goldin, Kiki Smith, Antonio Riello, Vanessa Beecroft, in dialogo con alcuni ex voto. 4) ‘Cartoline d'Italia’; Pittura antica, moderna, contemporanea, fotografia: Mario Cresci, Claire Fontaine, Alterazioni Video, Tobias Zielony, Mimmo Jodice, Giuseppe Bartolini, Giuseppe De Nittis, Giovanni Migliara, Giovanni Iudice, Mario Gozzi, Ippolito Caffi e Francesco Guardi interpretano la bellezza del paesaggio per identificare l’Italia. 5) ‘Bar Sport Italia’; lo sport, come fattore di coesione nazionale, oltre le convinzioni politiche e di vita sociale: Tra altri, i lavori di Pietro Roccasalva, Maurizio Cattelan, Paola Di Bello, Michelangelo Pistoletto, Salvo, Gang Song Ryong, Andrea Mastrovito, Matteo Rubbi, Tobias Rehberger, Cesare Viel e Luca Vitone affiancate ai simboli ‘strumenti di lavoro’ (e di fama) che hanno caratterizzato le carriere degli ‘eroi’ dello sport , tra i quali Fausto Radici, Felice Gimondi, Giacomo Agostini. 6) ‘A futura memoria d'Italia’; La creazione e la distruzione dei monumenti ha sempre segnato la nascita e la morte delle nazioni. I simboli dell’ ‘identità collettiva visti attraverso le opere, tra altri, di Patrick Tuttofuoco, Elisabetta Benassi, Sislej Xhafa, Gino De Dominicis, Letizia Battaglia, Alfredo Jaar, Tullio Pericoli, Yan Pei-Ming, Giuseppe Diotti, Mario Dondero, Gianfranco Ferroni, Giacomo Manzù, Francesco Messina, Mimmo Paladino, Piccio ed Enrico Scuri. 7) ‘In Politica Italia’; manifesti, icone e sculture di Loredana Di Lillo, Renato Guttuso, Armin Linke, Marco Cingolani, Antonella Mazzoni, Francesco Arena, Elmgreen&Dragset, Emilio Isgrò, Teofilo Patini, Cesare Tallone come filo conduttore alla tematica politica, intesa come luogo di coesione, dibattito, comunicazione e appartenenza, in stretto ‘dialogo’ con le caricature realizzate da Sebastiano Tecchio e con i testi di Clementina Rotondi e Dante Severin.  8) ‘Fatto in Italia / All'italiana’; i miti e il successo del ‘Made in Italy’ nelle interpretazioni di Gino Severini, Hans-Peter Feldmann, Michelangelo Pistoletto, Giovanni Rizzoli, Nemanja Cvijanovic, Giuseppe Stampone, Gabriele Picco, Riccardo Beretta, Patrizio Di Massimo, Francesco Jodice, Felix Gonzales-Torres, Tobias Rehberger, Antonio Visentini e Canaletto.  Possiamo inoltre vedere, a ciclo continuo, un documentario della RAI – Radio Televisione Italiana, che illustra il panorama culturale, sociale e artistico evocato dalla mostra attraverso spezzoni di film, programmi televisivi, spettacoli teatrali, spot pubblicitari e notiziari. Accompagna l'esposizione un catalogo (Nomos Edizioni) con testi dei due curatori ed introduzioni alle diverse sezioni da esperti in ognuna della discipline trattate: Leopoldo Ivan Bargna, Francesco Bonami, Aldo Cazzullo, Roberto Di Caro, Franco Farinelli, Ugo Morelli, Pier Luigi Sacco, Giuliano Zanchi. Questo progetto espositivo collabora alla promozione dell'A. I. D. D., Associazione Italiana contro la Diffusione della Droga sostenuta dai Rotary Club e dai Lions Club che, attraverso corsi di informazione, sensibilizzazione e formazione, svolge prevenzione primaria al disagio giovanile (tossicodipendenza, alcolismo, bullismo) presso le Scuole Primarie e Secondarie di I grado. Uno sforzo ed un risultato ciclopico da non perdere onde allertare le nostre coscienze con ricordi e propositi.  
GAMeC  Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – Via San Tomaso 53, BergamoFino al 19 Febbraio 2012; orari: da martedì a domenica 10-19; giovedì 10-22; chiuso lunedì Per informazioni; Tel. 035-270272; sito Internet: www.gamec.it

                                                                                                                                       Fabio Giuliani
                                                                        


La "collezione attiva" al Museion di Bolzano

Fino al 16 settembre 2012 è aperta una mostra molto interessante al Museion di Bolzano.

Cosa accade in questa mostra ? Riattivare, ricomporre e “risvegliare” le opere smembrate, spente e riposte nei depositi del museo. Questa è “La collezione attiva” con cui Museion chiude la stagione espositiva 2011 - il titolo si riferisce all’atto di riattivazione dei video e delle installazioni in occasione della loro presentazione. In mostra una selezione di opere di recente acquisizione dalla collezione Museion, la maggior parte presentate per la prima volta. Tra queste, l’installazione di Vito Acconci Candy Bar From GI Joe, 1977 e From Here to There di Jana Sterbak, presentata alla biennale di Venezia nel 2003; Particle Projection (Loop), 2007 di Simon Starling e il video di Francesco Jodice Dubai_Citytellers (2010). La mostra offrirà anche l’occasione per vedere e rivedere importanti opere della collezione quali A Change Of Mind, 2007 di Elmgreen & Dragset e Sediments Sentiments (Figures of Speech), 2007 di Allora & Calzadilla. Filo conduttore dell’esposizione è l’attivazione del suono, medium utilizzato da molti artisti - da Krüger & Pardeller agli stessi Allora & Calzadilla - e del movimento, rappresentato sia da installazioni performative che dall’immagine in movimento di molti video. Il percorso della mostra si apre al secondo piano del museo ( ma prosegue anche al terzo piano) con l'interessante installazione video "From Here to There" del 2003 dell'artista Jana Sterbak. Le sequenze del video, girate a Montreal, in Canada, e per le calli di Venezia sono state affidate ad un cane, un jack Russellterrier di nome Stanley, che munito di una minuscola videocamera ha filmato il mondo spontaneamente a 35 cm da terra. Il pubblico è cos' costretto ad un punto di vista inusuale, quello di una nimale a 4 zampe. La percezione è uno stimolo alla nostra immaginazione e mette in crisi l'automatismo delle nsotre percezioni ed il modo stereotipato di vedere il mondo.
La mostra coinvolge anche lo spazio esterno. La superficie della casa atelier adiacente a Museion ospiterà infatti l’opera di Mario Airò M’illumino d’immenso, trasposizione visiva luminosa dell’andamento fonetico della nota poesia di Giuseppe Ungaretti.

“Museion, museo d’arte moderna e contemporanea
via Dante 6 – 39100, Bolzano
Orari: martedì – domenica ore 10-18, giovedì ore 10
-22
Ingresso: intero 6, ridotto 3,50 (studenti, over 60; museumscard, tourist card, FAI). Ingresso libero giovedi 17-22
Fino al 16.09.2012

22 dicembre 2011                                                                                     Fabrizio Del Bimbo

                                            

‘APOCALITTICO BOTTICELLI’     La ‘Madonna del Padiglione’ e la ‘Natività Mistica’
Veneranda Biblioteca Ambrosiana – Piazza Pio XI 2, Milano
Fino al 5 Febbraio 2012;
 


natività mistica                                                    Madonna_del_Padiglione

Sotto una tettoia di paglia, dentro una grotta, Maria inginocchiata adora suo Figlio, che giace non nella mangiatoia posta davanti al bue e all'asino, ma su un bianco lino a velare la nuda terra. Giuseppe, rannicchiato, pensoso, contempla anch'egli quel bambino, mentre a destra come a sinistra si accostano i Re Magi, e i pastori accompagnati da angeli; questi  danzano e cantano la gloria di Dio nell'alto dei cieli, proclamando la pace in terra agli uomini di buona volontà. In questa raffigurazione possiamo ripensare certamente al Salmo 84: “Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno”. Stiamo parlando della ‘Natività mistica’, bellissimo dipinto di Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, meglio conosciuto come Sandro Botticelli (Firenze, 1445-1510), uno dei più grandi pittori di ogni tempo.Questo dipinto è ritenuto da molti storici dell’arte l’ultimo suo capolavoro, e può essere definito – dato il soggetto rappresentato – una sorta di suo testamento artistico e spirituale. Sicuramente è l'unica opera giunta fino a noi datata e firmata dall’autore stessi; Nella parte superiore della tela, infatti, è posta un’iscrizione in greco dal significato piuttosto criptico e dal tono apocalittico, che fa riferimento alla fine dell’anno 1500, in particolare a quella situazione di crisi che avvolse Firenze dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, scossa dall’invasione francese, colpita dalle mire espansionistiche di Cesare Borgia, lacerata dalla condanna sul rogo di Girolamo Savonarola. In questi giorni possiamo ammirarlo in un’apposita sala presso la Pinacoteca Ambrosiana, giunto a Milano dalla National Gallery di Londra (dov’è abitualmente conservato) in un rapporto di scambio con la sede milanese che ha prestato il ‘Ritratto di musico’, una delle opere principali della grande mostra su Leonardo da Vinci in corso di questi tempi appunto nel celebre museo di Londra. La ‘Natività’, per la sua bellezza artistica e i significati simbolici e profondi che trasmette,  è stata scelta anche per illustrare la Lettera che l'Arcivescovo di Milano Angelo Scola, rivolge alle famiglie in occasione della prossima imminente benedizione natalizia. Accanto ad essa è posto un altro noto capolavoro di Botticelli: la ‘Madonna del Padiglione’,  Si tratta di una tempera su tavola, un ‘Tondo’ (1493 circa) forse eseguito per il priore del convento camaldolese di Firenze (amico e confessore di Lorenzo il Magnifico); qui vediamo due angeli che, scostando un grande tendaggio rosso, svelano alla contemplazione la Vergine inginocchiata che offre il seno al Bambino Gesù, introdotto da un terzo angelo, con una iconografia piuttosto insolita, ma anche in questo caso ricca di richiami simbolici. Un’altra meraviglia del Botticelli da ammirare, dopo la ‘Canestra di frutta’ del Caravaggio, l’opera d’arte più famosa della collezione permanente della storica Istituzione meneghina ideata e fondata nel 1618 dal Cardinale Federico Borromeo che già nove anni prima aveva aperto al pubblico l’attigua Biblioteca, luoghi entrambi di cui oggi egli andrebbe sicuramente orgoglioso.   Peccato che questi due superbi luoghi siano più famosi all’estero che in Italia.
Veneranda Biblioteca Ambrosiana – Piazza Pio XI 2, Milano
Fino al 5 Febbraio 2012; orari: Da martedì a domenica dalle 10 alle 18 (ultimo ingresso ore 17,30)
Per informazioni: Tel. 02-80692360; sito Internet: www.ambrosiana.eu
             milano. dicembre 2011                                                                                               
Fabio Giuliani


 

Restauratori e Restauri in Museo a Milano
 Pinacoteca di Brera, Civiche Raccolte di Arte Antica del Castello Sforzesco,
 Galleria d’Arte Moderna e  Museo Diocesano

 
 Percorso  visibile al pubblico da dicembre 2011 a maggio 2012
 
 
In quattro importanti musei milanesi, la Pinacoteca di Brera, le Civiche Raccolte di Arte Antica del Castello Sforzesco, la Galleria d’Arte Moderna e il Museo Diocesano si  svolge  il  percorso del progetto Restauratori e Restauri in Museo dedicato alla storia dei restauri di quattro significative opere d’arte, una per ciascun museo. Nato sull’esperienza del progetto nazionale ASRI-Archivio Storico Nazionale e Banca dati dei Restauratori Italiani – è  promosso dall’Associazione Giovanni Secco Suardo con il cofinanziamento della Fondazione CARIPLO. L’obiettivo del progetto - sperimentale nel suo genere - è di permettere ai visitatori italiani e stranieri una più ampia comprensione dell’opera d’arte, ripercorrendone la storia attraverso i restauri avvenuti dall’ottocento ai giorni nostri. Tale approccio, pur non escludendo le tradizionali interpretazioni critico-estetiche della storia dell’arte, attirerà l’attenzione e l’interesse del visitatore sulle diverse patologie legate al degrado della materia, sulle differenti metodologie di restauro adottate nei vari periodi storici, sulle analisi scientifiche e le pratiche di restauro e sulle maggiori figure di restauratori lombardi. La conoscenza delle caratteristiche materiche e tecniche, delle fragilità e dei degradi, delle diverse attribuzioni e soggettazioni (spesso a seguito di restauri), permetteranno una percezione più corretta delle opere attraverso il loro percorso nella storia e non solo come riflesso del tempo in cui furono create. Queste informazioni sono normalmente prerogativa degli addetti ai lavori, di quanti si occupano di conservazione e restauro ma non sempre vengono trasmesse al grande pubblico, se non in occasione di specifiche conferenze ed esposizioni. Da diversi anni ciò che riguarda il restauro di un’opera in tutti i suoi vari aspetti (le procedure, i materiali, le analisi, etc.) è oggetto di molto interesse da parte del pubblico. Il percorso vuole rispondere a questo crescente interesse con un chiaro e corretto racconto della storia conservativa delle opere d’arte, stimolando e coinvolgendo il visitatore nella conoscenza della specifica e importantissima attività di conservazione di ogni museo. Attraverso un “totem”, posizionato accanto alle opere scelte, verrà descritta, anche attraverso il supporto di un breve filmato con commenti di storici dʼarte e di restauratori, la storia dei restauri antichi e recenti, che hanno conferito ai dipinti l’attuale aspetto. Il percorso rimarrà visibile al pubblico da dicembre 2011 a maggio 2012, secondo le modalità di apertura dei musei coinvolti
  Le opere scelte sono:

        - Crocifissione
, Michele da Verona Pinacoteca di Brera
        - Pala Trivulzio,
Andrea Mantegna Pinacoteca del Castello
 
       - Madonna dei Gigli, Gaetano Previati Galleria dʼArte Moderna
        - Ancona della Passione,
Bottega Anversese Museo Diocesano


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Leonardo. Il genio, il mito
dal 17 novembre 2011 al 29 gennaio 2012 
                    Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria
 

Da un genio italiano a un mito universale. Il celebre Autoritratto per la prima volta esposto in una grande mostra con le opere degli artisti che nel corso dei secoli si sono ispirati al genio di Leonardo.
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

Un evento mondiale alla Reggia di Venaria Il più famoso italiano di tutti i tempi protagonista di una mostra unica nelle Scuderie Juvarriane della Reggia. Un evento eccezionale, unico e irripetibile: la possibilità di ammirare, in occasione della grande esposizione finale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il celebre Autoritratto di Leonardo, il personaggio che meglio rappresenta l’esempio del grande genio creativo italiano.
Nell’ambito degli eventi di Esperienza Italia per le celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità nazionale, l’imponente Scuderia Grande della Reggia di Venaria ospita dal 17 novembre 2011 al 29 gennaio 2012 la mostra Leonardo. Il genio, il mito, dedicata al personaggio che meglio rappresenta l’esempio del più grande genio italiano di tutti i tempi. Grazie alla speciale concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali , il pubblico internazionale può ammirare finalmente in una grande mostra il celebre Autoritratto di Leonardo conservato nel caveau della Biblioteca Reale di Torino. Intorno all’opera, nota in tutto il mondo per il suo valore artistico e per i tanti significati che le sono stati attribuiti, sono esposti il Codice sul volo degli uccelli ed una trentina di importanti disegni di Leonardo, provenienti da collezioni italiane ed europee, sul tema dell’anatomia umana e del volto, delle macchine, della natura nonché altri interessanti ritratti riferibili ad allievi per un confronto diretto ed inedito con lo stesso Autoritratto. La mostra si sviluppa con una significativa sezione rappresentativa delle opere di importanti artisti e personalità che nell’età moderna -come Vasari e Sodoma e nell’età contemporanea -come Duchamp, Warhol, Spoerri, Nitsch, Recalcati e tanti altri- si sono ispirati al mito di Leonardo. L’esposizione è considerata come l’evento artistico dell’anno: curata da autorevoli studiosi, è arricchita da una spettacolare scenografia ideata dal premio Oscar Dante Ferretti e da prestigiosi contributi come l’originale video-inchiesta di Piero Angela sul mistero dell’Autoritratto. L’organizzazione dell'evento rappresenta il culmine delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia: il più grande italiano di tutti i tempi protagonista di una mostra unica
Informazioni e prenotazioni: tel. +39 011 4992333 
www.leonardoallavenariareale.it

 

PALAZZO REALE. LA “TRANSAVANGUARDIA” IN MOSTRA. 5 ARTISTI PER RACCONTARE PASSATO E PRESENTE DELL’ARTE ITALIANA
Mimmo Paladino dona al Comune “Terremoto”(1983), una delle sue opere in mostra


Milano, 23 novembre 2011 – È stata presentata oggi a Palazzo Reale dall’assessore alla Cultura Stefano Boeri e dal curatore, nonché teorico del movimento, Achille Bonito Oliva, la mostra dedicata alla “Transavanguardia” italiana, in programma a Palazzo Reale da domani al 19 febbraio 2012. La mostra, promossa dall'Assessorato Cultura, Expo, Moda, Design del Comune di Milano e dall’Assessorato alla Cultura di Regione Lombardia, riunisce tutti i protagonisti del movimento: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino. “Siamo felici di poter proporre a Milano questa mostra storica e al tempo stesso contemporanea – ha detto l’assessore Boeri – che, insieme all’esposizione sull’Arte Povera in Triennale, offre un panorama completo e di grande qualità sull’arte dei nostri giorni e su quella del nostro passato più recente. Oggi sono particolarmente grato a Mimmo Paladino, uno dei cinque grandi artisti di questo movimento, per aver scelto di donare al Comune di Milano una sua opera esposta a palazzo Reale, dal titolo ‘Terremoto’ (1983). In questo modo, affondiamo sempre più le radici dell’arte contemporanea nel tessuto vivo di questa città”. Il progetto fa parte di un più ampio programma che si inserisce nelle celebrazioni dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, e che porterà la “Transavanguardia” in giro per l’Italia con cinque personali, una per ciascun artista: Sandro Chia a Modena, Nicola De Maria a Prato, Enzo Cucchi a Catanzaro, Mimmo Paladino a Roma, Francesco Clemente a Palermo (info su
www.mostratransavanguardia.it). Milano ospita invece la mostra collettiva e una serie di eventi, dal titolo “Costellazione Transavanguardia”, per approfondire i temi e le poetiche del movimento. L’esposizione raccoglie in tutto 66 opere, di cui 44 provenienti da musei, fondazioni e collezioni italiane e 22 da musei, collezioni europee e dalle maggiori gallerie che hanno lavorato e promosso la Transavanguardia nel mondo. Di ciascuno dei cinque protagonisti della Transavanguardia sono esposte 15 opere, selezionate dal curatore in collaborazione con gli artisti, tra le più significative della ricerca compiuta. Il comitato scientifico della mostra è composto, oltre che da Achille Bonito Oliva, da Massimo Cacciari, Giacomo Marramao, Bruno Moroncini, Franco Rella, Gianni Vattimo. Molte le iniziative legate alla mostra: incontri, dibattiti e giornate di studio. Lunedì 28 novembre, alle ore 11, Achille Bonito Oliva, Laura Cherubini, Giacinto Di Pietrantonio e Marco Meneguzzo saranno i docenti d’eccezione di una giornata di studio presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, con ingresso libero fino ad esaurimento posti. Alle ore 18.30 dello stesso giorno, Massimo Cacciari e Achille Bonito Oliva daranno vita a un dibattito presso la Sala Convegni di Palazzo Reale.    Il calendario si concluderà lunedì 28 novembre alle 18.30 presso la Sala Convegni di Palazzo Reale, in piazza Duomo 14, 3° piano (ingresso libero fino a esaurimento posti), dove sarà possibile assistere a un dibattito cui parteciperanno l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, Achille Bonito Oliva e Massimo Cacciari.
“Transavanguardia”  Palazzo Reale - piazza Duomo 12
Orari
lunedì, dalle 14.30 alle 19.30 martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30  giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30  Info
www.mostratransavanguardia.it
 

A Vicenza, a Palazzo Leoni Montanari, 11 novembre 2011 - 26 febbraio 2012
                  85 importanti opere dell’Avanguardia russa
giungono per la prima volta in Italia
dai musei regionali russi, in un emozionante dialogo con la collezione di icone di Intesa Sanpaolo.
 
Per la prima volta, il pubblico italiano potrà ammirare 85 opere dell’Avanguardia russa che provengono dai Musei regionali di Ivanovo, Kostroma, Jaroslav’ e Tula.
Un’occasione dunque importante, promossa da Intesa Sanpaolo, CSAR - Centro di alti Studi sulla Cultura e le Arti della Russia all’Università Ca’ Foscari di Venezia (costituito nel marzo 2011),
Le opere esposte testimoniano il gusto e le scelte degli stessi protagonisti dell’Avanguardia, che agli inizi degli anni Venti tentarono la formazione utopistica di Musei di Cultura Pittorica diffusi su tutto il territorio; o, viceversa, opere “rinnegate” dal potere sovietico, dagli anni Trenta in avanti, quando, guardate con sospetto e paura, vennero inviate nei fondi dei musei regionali e lì dimenticate fino agli inizi degli anni Novanta. Così, se di solito la nostra conoscenza delle tendenze artistiche che si susseguono in Russia all’inizio del Novecento è affidata a una serie di notissimi capolavori e a pochi prestigiosi protagonisti, Kandinskij, MaleviÄ, RodÄenko, pure presenti in mostra con lavori chiave (pensiamo al Cuneo viola di Kandinskij, alla fondamentale opera suprematista di MaleviÄ del 1915 dal Museo di Ivanovo o a Composizione n 61 di RodÄenko del 1918), la lunga serie di inediti esposti a Vicenza consente di osservare il fenomeno dell’Avanguardia russa da nuovi punti di vista, con nuove chiavi di lettura. Che significa anche: mettere in luce figure ancora poco conosciute e che acquisiscono nuovo valore come Olga Rozonova (lei insieme alle altre artiste definite dal poeta cubo-futurista Benedikt LivÄic “vere Amazzoni, cavallerizze scite) o evidenziare tematiche essenziali per la storia dell’Avanguardia russa, come quella del rapporto con l’arte popolare e la pittura di icone.

SEDE: Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni Montanari Contra’ Santa Corona 25, Vicenza  - DURATA: 11 novembre 2011 - 26 febbraio 2012
INFORMAZIONI: Tel 800.578875, www.palazzomontanari.com  – ORARIO:  martedì - domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.00, giorno di chiusura: lunedì  - INGRESSO: intero euro 6,00; ridotto euro 4,00
                                                                       
                                                  

 

ORO DAI VISCONTI AGLI SFORZA – Smalti e oreficieria nel ducato di Milano
Magnificenze e cultura artistica milanesi

 Di ritorno dalla visita al Castello di Milano, il 19 settembre 1492 gli ambasciatori veneziani Giorgio Contarini e Paolo Pisani riferirono all'imperatore Massimiliano I d'Asburgo di aver visto gioielli e oreficerie “le quali tutte non sono da comparar cum quelle del episcopo de Salzpurg, ne le altre, ma sono de molto major valuta”. Proprio come auspicava Ludovico il Moro, che aveva esposto tutte le oreficerie per far colpo sull'imperatore e offrirgli in sposa la nipote Bianca Maria Sforza in cambio del titolo di duca di Milano. Il matrimonio andò in porto e a Bianca Maria fu concessa una dote da favola. Nel tempo e nelle successive evoluzioni della storia milanese  tanti oggetti che ne facevano parte furono o trafugati o ceduti e finendo poi a far parte di collezioni pubbliche e private italiane  ed estere, e pure nelle chiese. Ora, grazie alla generosa disponibilità di molti di questi enti (la National Gallery di Washington, il Louvre di Parigi, il Musée Massena di Nizza, la collezione Valencia de don Juan di Madrid, la Cattedrale di Essen in Germania, e solo per citarne alcuni) è stato possibile realizzare una mostra che riunisce, se pure solo per alcuni mesi, un’ingente parte di quel prezioso inventario: codici, fibbie, spille, copertine di libri, reliquiari, fermagli, antifonari, medaglioni ci consentono di ricostruire la storia dell'oreficeria sacra e profana nel ducato di Milano dai Visconti agli Sforza. Un arco di tempo di circa centotrent'anni, tra 14mo e 15mo secolo, in cui la partecipazione attiva dei Visconti nel ruolo di mecenati permisero a Milano di diventare il centro di arte orafa più importante in Europa. Nel 1360 Galeazzo II Visconti fece erigere il Castello a Vigevano in cui pose una collezione di codici miniati realizzati dai più importanti maestri del tempo in questo genere, come Giovannino de’ Grassi e Michelino da Besozzo. Particolarmente significativi gli artisti fratelli de Predis, con Cristoforo miniatore, Bernardino incisore di monete per la Zecca, Giovanni Ambrogio ed Evangelista miniatori e pittori all’ombra di Leonardo. Dopo la morte di Filippo Maria, ultimo di casata Visconti, il testimone, anche per tale attività passò alla dinastia degli Sforza. A causa della loro fragilità, molti dei pezzi presentati escono per la prima volta dal museo che li conserva e dove, in alcuni casi per timore di essere danneggiati dalla luce, non vengono esposti al pubblico. Il che fa assumere un carattere di eccezionalità a questa esposizione, curata da Paola Venturelli, realizzata col patrocinio della Provincia di Milano, con il contributo di Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Fininvest, PUBLITALIA ‘80 e UBI – Banca Popolare del Commercio e dell’Industria. L’esposizione presenta circa 600 capolavori di inestimabile valore, tutti documentati in un catalogo di Silvana Editoriale ricco di saggi derivanti da innumerevoli studi che trovarono il loro fulcro nella grande esposizione del 1958, sempre a Milano a Palazzo Reale, dedicata all’arte lombarda dai Visconti agli Sforza, come ci ha ricordato Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano, che compie, quest’anno dieci anni di vita. Diciamo, noi, niente di meglio di questo evento per festeggiare l’anniversario con l’augurio di un futuro sempre importante.
Museo Diocesiano – Corso di Porta Ticinese 95, Milano
Fino al 29 Gennaio 2012; orari: da martedi a domenica 10-18
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5 euro; Per informazioni 02-89420019 www.museodiocesiano.it
                                                                                                                                              Fabio Giuliani


 

 

ESPRESSIONISMO

Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine)
Fino al 4 marzo 2012

di Maria Cristina Nascosi Sandri

clicca sulla didascalia per visualizzare l'immagine ad alta risoluzione (300+ DPI)

Ernst Ludwig Kirchner, Marcella, 1910 olio su tela, Berlino, Brücke-Museum


L’ESPRESSIONISMO: per la prima volta in Italia un’esposizione, curata da Magdalena M. Moeller e Marco Goldin e forte di oltre 100 opere tra dipinti e carte, tutte provenienti dal berlinese Brücke Museum, racconta in modo preciso, secondo una scansione cronologica ma anche procedendo per aree quasi monografiche, da Kirchner a Heckel, da Nolde a Schmidt-Rottluf, da Pechstein a Mueller, la nascita e lo sviluppo del movimento denominato “Die Brücke”, la pietra costituente dell’Espressionismo. 
La mostra si terrà a Villa Manin fino al 4 marzo 2012 e si pone come terza tappa del progetto pluriennale, ideato e curato da Marco Goldin, denominato “Geografie dell’Europa”. Con la nascita del movimento “Die Brücke” a Dresda nel 1905 si posero le basi del movimento originario dal quale in seguito discenderà quello che, nella storia dell’arte, è noto come "Espressionismo” e che costituisce il primo importante contributo di area tedesca alla modernità. Non si tratta tanto di raffigurare i diversi aspetti della realtà visibile – che costituiva il contenuto artistico dominante – quanto piuttosto di esprimere le esperienze soggettive e i sentimenti interiori dell’individuo. La mostra Espressionismo documenta una varia creatività artistica all’interno di questo gruppo rivoluzionario. Gli assunti radicali e i concetti visionari divennero una significativa fonte d’ispirazione per le successive generazioni di artisti. La mostra ne documenta tutte le tappe stilistiche principali, anche attraverso documenti tradotti dal tedesco in lingua italiana per il catalogo di studio, che ospiterà saggi diversi e scheda critica di ogni opera esposta. Info:
www.lineadombra.it

                                                                                   

 

Castello di Rivoli - A cura di Germano Celant e Beatrice Merz 9 ottobre 2011 – 19 febbraio 2012

A partire da sabato 8 ottobre 2011 il Castello di Rivoli presenta il proprio contributo all’ambizioso progetto curatoriale di Germano Celant Arte povera 2011. La sezione al Castello di Rivoli, Arte Povera International, è curata insieme dall’ideatore del progetto e dal co-direttore del museo Beatrice Merz. Nelle sale della prestigiosa residenza sabauda, le opere storiche dei protagonisti del movimento sono a confronto con altrettanti capolavori di artisti della scena internazionale dell'epoca. La maggior parte delle opere provengono da collezioni museali italiane e dalla fitta rete di collezionisti privati che, sin dalla fine degli anni Sessanta, si occuparono di Arte povera. La selezione degli artisti internazionali è avvenuta attraverso un’accurata ricerca scientifica delle mostre che tra il 1966 e il 1972 hanno visto l’Arte povera in dialogo con diverse e parallele correnti artistiche, dalla Land Art alla Conceptual e Body Art. Nel 1967 in relazione ad un gruppo di artisti composto da Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio, lo storico dell’arte contemporanea Germano Celant conia il termine “Arte Povera” che si ricollega alle grandi utopie delle avanguardie storiche per il suo esprimersi non rigido né impositivo, basato sulla relazione con le situazioni sociali e culturali, nonché ambientali e contestuali.

 

Paul Cézanne - Les ateliers du midi 20 ottobre 2011 26 febbraio 2012
PALAZZO REALE  Piazza Del Duomo 12 - +39 02875672 - www.comune.milano.it/palazzoreale/

Cézanne a Palazzo Reale vuole essere un omaggio al grande maestro originario di Aix-en-Provence e alla sua straordinaria e personalissima maniera pittorica poco compresa e molto osteggiata durante la sua vita ma che ebbe  influenza sugli artisti dei movimenti successivi come il Cubismo e il Surrealismo.   Il percorso della mostra segue la biografia dell’artista, intrecciandone però le tematiche più care e congeniali, dalle prime opere realizzate attorno al 1860, nel solco della tradizione artistica dell’epoca, passando per i magnifici e inarrivabili ritratti di amici, familiari, gente comune, arrivando ai paesaggi, dapprima vicini agli esiti impressionisti, poi superati in una visione più concreta e formalmente definita, incontrando le celebri nature morte, dove il maestro porta all’estremo la sua ricerca di essenzialità e la sintesi tra colore e volume, sino agli ultimi straordinari dipinti degli inizi del Novecento. L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale e Skira, che ha curato ogni aspetto della progettazione e organizzazione della mostra, è sostenuta dal supporto straordinario del Musée d’Orsay che assicura un eccezionale gruppo di prestiti. La curatela è di Rudy Chiappini con la collaborazione di Denis Coutagne, e di un Comitato Scientifico comprendente Philippe Cézanne, pronipote dell’artista e Guy Cogeval Direttore del Musée d’Orsay. La mostra presenta circa quaranta opere, provenienti da grandi musei internazionali, tra i quali figurano, oltre al già citato Musée d’Orsay, il Musée de l’Orangerie, il Petit Palais, la Tate, l’Hermitage, la National Gallery di Washington, il Musée Granet di Aix-en-Provence, l’Ateneum Art Museum di Helsinki, il Chrysler Museum of Art di Norkolk, il Princeton University Art Museum.   Il tema portante dell’esposizione riguarda l’attività di Cézanne in Provenza, con perno ad Aix e nei celebri atéliers - a cominciare da quello di Jas de Bouffan, la casa di campagna paterna, e poi Lauves e quello degli ultimi anni, ma anche i luoghi a lui cari come l’Estaque, Gardanne, Bellevue, Château Noir, Bibémus, dove l’artista realizza moltissime sue opere. La sua è una produzione che si divide tra l’attività en plein air o, come amava ripetere, sur le motif, e lavori in studio, dove crea soprattutto i ritratti o le nature morte, ma dove in realtà spesso rielabora, rifinisce, sviluppa i temi cominciati all’aperto.  

                                                             

 
Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti 9) 15 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012

Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso richiama una frase che il grande artista disse alla madre, dimostrando la consapevolezza e volontà precoce di sovvertire tutti gli schemi di pittura, scultura e grafica
Da sabato 15 ottobre 2011 fino al 29 gennaio 2012, le sale dello storico palazzo sul Lungarno pisano ospiteranno 270  opere - tra dipinti, ceramiche, disegni e opere su carta, alcune celebri serie di litografie e acqueforti, libri, tapisserie - che consentiranno al pubblico di comprendere come la volontà di essere pittore del giovanissimo Picasso nella Barcellona degli ultimi anni dell'Ottocento, lo abbia condotto, attraverso una continua manifestazione del suo genio creativo, a esplorare ogni possibile percorso artistico. Fulcro dell'intera esposizione è la straordinaria e unica collezione di 59 linogravure, appartenenti al Museo Picasso di Barcellona, intorno alla quale si articolerà il percorso della mostra con opere datate dal 1901 al 1970.

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni che corrispondono ad altrettanti temi, fondamentali per capire la poetica figurativa di Picasso.

Dalla natura all’arte
analizzerà come, fin dai primi anni della sua attività, Picasso riesca a trasformare i soggetti dei suoi lavori in stereotipi della pittura contemporanea. Le Repas frugal (Il Pasto frugale, 1904), che descrive una realtà di povertà e di miseria, caratteristica del suo periodo blu. La scoperta dell’Art nègre, che Picasso studia attentamente per la capacità degli artisti primitivi di raffigurare la tensione delle emozioni, condurrà alla realizzazione di uno dei capolavori del XX secolo, le Demoiselles d’Avignon, di cui si è esposto un raro studio preparatorio per la figura centrale.    La serie di 16 lastre dei Toros in cui Picasso, partendo da una lettura molto prossima alla realtà, giunge alla sua sintesi più estrema. In questo caso, l’animale archetipo della cosmogonia picassiana, inizialmente, viene raffigurato in modo realistico, per giungere a una forma essenziale che molto ricorda i graffiti preistorici di Altamura. Lo stesso procedimento si potrà osservare nell’altrettanto rara serie delle due Donne nude con sfondo di tendaggi e in quelle di grandi e coloratissimi ritratti di Jacqueline, sua seconda moglie e ultimo amore della sua vita. Per Picasso la rivoluzione spagnola, il bombardamento di Guernica, la seconda guerra mondiale costituirono l’esperienza di una tragedia senza ritorno.
Nella sezione dal titolo Intorno a Guernica  i temi della morte, del dolore della guerra, della disperazione dei vivi sono  presenti nell’omonimo dipinto del Reina Sofia di Madrid. Utilizzando una tavolozza in cui il colore sembra scomparire per lasciare spazio solo – proprio come in Guernica - a un luttuoso bianco e nero, si allineano le diverse testimonianze di questo periodo.
Tra queste, la serie Sogno e menzogna di Franco, realizzata inizialmente per raccogliere fondi per combattere la dittatura, o le grandi tavole dei Poèmes et Lithographies, in cui Picasso si fa illustratore di se stesso, componendo immagini di grande forza drammatica con i manoscritti dei suoi poemi che descrivono il dolore, ma anche il senso di inadeguatezza e di banalità della guerra. Uno dei fulcri della mostra sarà la raccolta della Suite Vollard, costituita da 100 fogli, a cui Picasso si dedicherà per otto anni, qui eccezionalmente esposta in forma completa intorno alla terribile e angosciosa scena della Minotauromachia che esprime forse nel modo più profondo le emozioni dell’artista di fronte alla moderna tragedia della guerra, raffigurata nell’immagine mitica del mostro metà animale e metà uomo. Verranno inoltre proposte le tavole dello Chant des morts, nelle quali Picasso sembra ritrovare il colore e adottare una calligrafia rosso sangue che accompagna per 125 fogli l’elegante scrittura autografa delle poesie del poeta Reverdy. Il mito delle metamorfosi e l’immagine erotica della donna e del toro come simboli della potenza creativa dell’artista costituiscono altri due archetipi dell’opera di Picasso e il tema della terza sezione: ne sono esempi un grande paesaggio del 1933, il famoso dipinto del Fauno proveniente dal museo di Antibes, i ritratti di Jacqueline e la serie di dipinti e disegni de Il pittore e la modella.
La raccolta delle 59 linogravure a colori, provenienti dal Museo Picasso di Barcellona, permette di   ricostruire nel dettaglio il procedimento dell’artista che, partendo da una raffigurazione realistica del viso di Jacqueline, si farà trascinare dalla sua furia iconoclasta, ritoccando giorno dopo giorno la morbida materia del linoleum fino a trasformarla in alcuni dei ritratti più inquietanti e tipici della sua poetica.
Accompagna la mostra un catalogo GAmm Giunti.

Orari:         
lunedì – venerdi, 10-19;  sabato e domenica, 10-20;
Biglietti:
      Intero: 9 euro Ridotto e Blu card: 7,50 euro Convenzioni: 7 euro
Informazioni e prenotazioni :
BLU Palazzo d’Arte e Cultura: tel. 050.916950 -  info@palazzoblu.org
                                                                                                                                   pubblicato da ornella torre

                                                                      

IL SIMBOLISMO IN ITALIA

Padova, Palazzo Zabarella
Dall’1 ottobre 2011 al 12 febbraio 2012

 di Maria Cristina Nascosi Sandri

 clicca sulla didascalia per visualizzare l'immagine ad alta risoluzione (300+ DPI)
Gaetano Previati,  Notturno, 1909, Fondazione il Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera

La Fondazione Bano, ancora una volta insieme con la Fondazione Antonveneta, e l’ausilio eccellente di Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Maria Vittoria Marini Clarelli, direttore della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma inizierà dall’1 ottobre prossimo un’esposizione il cui periodo di gestazione è durato ben 5 anni.
Si tratta de IL SIMBOLISMO in ITALIA, un’opera corale che fa riferimento a splendidi pezzi creati tra Otto e Novecento, l’epoca per eccellenza in cui l'inconscio irrompe nell'arte e nulla sarà più come prima, il momento dei grandi circoli culturali, tra quello di Vienna ed il Bloomsbury, fucine di genialità a tutto tondo, tra economia, letteratura, musica, oltreché, su tutto, l’Arte.
E' la scoperta di un mondo "altro", dell’altro, forse l’ultimo autentico cambiamento della nostra era,  affascinante, intrigante, grazie ad una nuova visione tra vero ed irreale, tra conscio ed inconscio.
E' la storia di un movimento che, come detto, si allarga esponenzialmente su scala europea, ora, a Zabarella, analizzato nel suo approdo in Italia, sorta di ‘viaggio nel viaggio di cultura’ stendhaliano per eccezione.
Non mancano confronti extra-confine, in ispecie con l'ambito austriaco del Simbolismo: si ricorda, tra tutti, la Giuditta - Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, indiscusso capolavoro di Franz von Stuck, ma non mancano capolavori quali Le due madri di Giovanni Segantini e Maternità del ferrarese Gaetano Previati, quadri riferibili e al Divisionismo e al Simbolismo, ad un tempo. Va, inoltre, citata la presenza in mostra de Il sogno e Notturno, sempre di Previati e, ma anche di Gloria, di un altro grande divisionista sempre di Ferrara, Giuseppe Mentessi, proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

 

Elogio del dubbioElogio del dubbio  10 aprile 2011 - 31 dicembre 2012
Punta della Dogana
 - Venezia      www.palazzograssi.

A partire dal 10 aprile 2011, il centro di arte contemporanea di Punta della Dogana – François Pinault Foundation presenta la mostra intitolata Elogio del Dubbio, a cura di Caroline Bourgeois.  L’esposizione raccoglie opere storiche e nuove produzioni, di cui la maggior parte appositamente progettate per la sede di Punta della Dogana, che indagano la sfera del turbamento, la messa in discussione delle certezze in tema di identità, il rapporto tra la dimensione intima, personale e quella dell’opera. Una ventina gli artisti presentati nell’ambito di Elogio del Dubbio, di cui quasi la metà non sono mai stati mostrati nelle precedenti esposizioni della Collezione François Pinault.
La mostra Elogio del dubbio  allestita a Punta della Dogana, inaugura una nuova stagione della programmazione delle due sedi espositive veneziane (Il mondo vi appartiene - Palazzo Grassi - 2 giugno 2011/31 dicembre 2011)  di proprietà del magnate dell’arte Francois Pinault. La mostra Elogio del Dubbio propone un percorso tematico sulla forza e sulla fragilità della condizione umana. Proponendo opere emblematiche degli anni Sessanta la mostra si sviluppa fino a comprendere lavori più contemporanei, per celebrare il dubbio nei suoi aspetti più dinamici, ovvero la sua forza nello sfidare i pregiudizi, le convinzioni, le certezze.
 La mostra inizia con le sculture di Donald Judd accanto ai trofei deviati di Maurizio Cattelan e David Hammons; si passa poi all'installazione di Edward Kienholz Roxys, del 1962, che ricrea la brutalità e lo squallore di una casa di tolleranza. La donna-oggetto e l'uomo-conquistatore sono i soggetti delle ironiche creazioni di Paul McCarthy. Marcel Broodthaers con  Décor .  mostra le armi come simbolo delle guerre e della violenza di gruppo Thomas Houseago presentato  qui per la prima volta, in  Bottle II, Decorative Panel e Study for Owl riprende l’idea  della figura umana nella sua assurdità .Con All, di Maurizio Cattelan:  i nove corpi distesi a terra in marmo di Carrara: individui senza volto, senza nulla  che li differenzia gli uni dagli alt, fanno riflettere su come siamo tutti uguali di fronte alla morte. Il percorso espositivo della mostra prosegue  con   le installazioni di Chen Zen, le figure di Thomas Schütter e Axial Age di Sigmar Polke. Sturtevant riflette sul potere dell'oggetto come opera riproponendo l'esposizione icona di Marcel Duchamp. Jeff Koons  con  Popeye.. La grande sala centrale, chiamata il “Cubo”, accoglie una delle due produzioni appositamente commissionate per la mostra, quella di Julie Mehretu. L’artista ha realizzato due grandi quadri, che si nutrono di un lungo lavoro di ricerca sulla storia della città di Venezia, sulla sua architettura e le sue radici, ma anche sulla storia dell’arte e della filosofia rinascimentale. L’altra opera appositamente concepita e prodotta per l’esposizione è quella di Tatiana Trouvé. Catalizzando l’attenzione sulla nozione di lavoro, sulla percezione di “fuori” e “dentro”, sulle tracce del tempo, l’artista si è appropriata del solo spazio che ricorda la destinazione d’uso iniziale della Dogana da Mar (luogo di entrata e di uscita delle merci), ripensato come luogo di passaggio delle sue stesse opere e dei loro fantasmi.
ufficio stampa: PAOLA MANFREDI  - curatori: Caroline Bourgeois autori: Adel Abmessemed, Marcel Broodthaers, Maurizio Cattelan, Dan Flavin, Subodh Gupta, David Hammons, Roni Horn, Thomas Houseago, Donald Judd, Edward Kienholz, Jeff Koons, Paul McCarthy, Julie Mehretu, Bruce Nauman, Sigmar Polke, Thomas Shütte, Elaine Sturtevant, Tatiana Trouvé, Chen Zhen
orario - tutti i giorni (tranne il martedì) fino al 31 dicembre, dalle ore 10 alle ore 19.
Punta della Dogana  - Venezia, Dorsoduro 2,  - vaporetto: Salute (linea1)
14 aprile 2011                                                                                                   Ornella Torre