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EXIBART.com
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il
portale dell'arte
- www.culturaitalia.it -
www.clponline.it -
www.mazzotta.it
www.teknemedia.net/ -
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www.ilgiornaledellarte.com - www.artematica.tv
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gallerieditalia
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A N N A M A R I A
ARTE ANTIQUARIATO DESIGN
C O N S A D O R I
MARIO RESTELLI
SCULTURA TRA REALTÀ E FANTASIA
dal 10 al 25 febbraio 2012
 Schivo,
appassionato, gran lavoratore: con queste poche parole si può
delineare la personalità di Mario
Restelli, scultore e cesellatore (Milano 1891-1971). Molte di
più invece ne servirebbero per descrivere il suo lavoro, cominciato
negli anni ’20 e continuato fino alla sua morte. Centinaia le opere
che ha creato, per la maggior parte pezzi unici, passando con
disinvoltura dalla scultura animalista a quella funeraria, dai
bronzetti ai lavori a sbalzo alle piccole fusioni in argento,
alternando alla dimensione monumentale il formato da oreficeria,
cimentandosi con le tecniche più classiche e sperimentando allo
stesso tempo metodi di lavorazione unici ed originali, senza mai
tralasciare la sua grande passione per il disegno. Raccogliere tutta
la produzione del Restelli in un’unica mostra è impresa impossibile,
quello che qui si vuole dare è un assaggio del suo lavoro,
“nascosto” fino ad oggi nelle case degli eredi e dei collezionisti.
Un lavoro che per anni è stato ignorato dalla critica, che - per lo
stesso volere dell’artista che temeva la limitazione o il
condizionamento della propria libertà espressiva - non ha trovato
spazio nelle gallerie più prestigiose, e che adesso, grazie alla
volontà e al lavoro degli eredi e degli appassionati viene mostrato
al pubblico. Lo spettatore si troverà così ad intraprendere un
viaggio tra animali che sembrano usciti da un libro di favole,
scimmie dispettose, musicisti che fluttuano “appesi” ai loro
strumenti, moschettieri che sembrano vestiti in ambiti d’alta moda.
Tra il nero della patina scura del bronzo, la brillantezza
dell’argento e la lucentezza dell’oro, si snoda un percorso che
tenta di tracciare il profilo di un artista eclettico e fantasioso,
le cui opere sono rimaste per anni “custodite” gelosamente dai suoi
estimatori e collezionisti.
Mostra a cura di: AnnaMaria Consadori e Bruna Maccaferri
INAGURAZIONE
giovedì 9 febbraio 2012 ore 18.30
La mostra prosegue fino al 25 febbraio 2012 con i seguenti
orari:martedì-sabato 10.30/13.00 – 15.00/19.00
In occasione
dell’inaugurazione verrà presentato il libro in edizione limitata
“Mario Restelli – Scultore e Cesellatore” a cura di Federica
Tamiozzo e Giuseppe Restelli con testi di Federica Tamiozzo edito da
Carabà Srl Edizioni.

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L’Assessorato alla Cultura del Comune di Pordenone
ospita negli spazi
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Pordenone
“Armando Pizzinato”
due mostre inedite:
TONINO
GUERRA. DIARIO DI UN POETA
e
ALESSANDRO BERGONZONI:
MACERIAPRIMA (ACCUSE MOSSE)
tonino
guerra - cavallo
bergonzoni
LA
GALLERIA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI PORDENONE
OSPITA
DUE MOSTRE INEDITE: UNA RIUNISCE
CIRCA CENTO OPERE, TRA
ACQUARELLI, DIPINTI, SCULTURE, CERAMICHE E GRAFICHE
DEL GRANDE
POETA, SCRITTORE E SCENEGGIATORE
TONINO GUERRA;
ULTERIORE ALLESTIMENTO E’ DEDICATO AL
LAVORO
ARTISTICO DI ALESSANDRO BERGONZONI,
CON OPERE E INSTALLAZIONI DEL NOTO ATTORE, PER LA PRIMA VOLTA
ESPOSTE IN UNO SPAZIO MUSEALE ITALIANO
L’esposizione, curata da Marco Minuz, è corredata da un
catalogo che non si configura come semplice corredo
documentativo della mostra, bensì è esso stesso parte integrante del
suo progetto.
ORARI MOSTRA: da martedì a sabato 15.00-19.00; domenica 10.00-13.00
/ 15.00-19.00 - lunedì chiuso
APERTURA MOSTRE:
TONINO GUERRA FINO AL 26 FEBBRAIO 2012-ALESSANDRO BERGONZONI FINO 31
MARZO 2012.
Ingresso libero

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IL SETTECENTO A VERONA. TIEPOLO, CIGNAROLI, ROTARI – La Nobilta
della pittura
  
Non occorre fare il giro d’Italia e d’Europa per conoscere i grandi
artisti veneti del Settecento, illuminati da quel fermento di idee
culturali, sociali, in voga soprattutto in Italia e in Francia
durante tutto il 18mo secolo, denominato ‘Illuminismo’; basta
recarsi a Verona al Palazzo della Gran Guardia, a pochi passi
dall’Arena. Qui 150 opere provenienti dai più celebri musei europei
(Ermitage di San Pietroburgo, Prado di Madrid, Victoria and Albert
Museum di Londra, Gemalderie di Dresda, Kunsthistorisches di Vienna,
Szepmuveszeti di Budapest) nonchè da prestigiosi spazi italiani
costituiscono una esposizione atta a documentare il successo
dell’arte veneta al di fuori dei confini scaligeri di Verona, città
che riuscì a mantenere sempre autonomia e originalità rispetto alle
correnti dominanti nella vicina Venezia. Incontriamo qui validi
pittori locali che divennero famosi presso gli Zar di Russia, i
Principi di Sassonia e alla corte d’Inghilterra. Primo fra tutti
Antonio Rotari che fu adorato da Elisabetta di Russia, la quale,
alla morte dell’artista, volle tenere per se la maggior parte delle
opere: le famose teste di ragazza ridenti o piangenti per cui Rotari
è famoso facendo passare in secondo piano il fatto che fu anche
pittore di nitide pale d’altare. Vediamo poi Gianbettino Cignaroli,
pittore ormai neoclassico, fondatore dell’omonima Accademia di
Pittura. Una sezione della mostra è dedicata alle vedute di Verona a
partire da quella di Gaspar Van Wittel (Vanvitelli), di Giovanni
Antonio Urbani e, per il periodo considerato, non possono mancare
certamente alcuni classici ‘vedutisti’ come Bernardo Bellotto e
Dionisio Valesi. Un'altra sezione della mostra è dedicata a
Giandomenico Tiepolo mentre di suo padre Gianbattista ammiriamo le
sue opere capitali fra ‘Virtu e Nobilta’; con modalità assolutamente
innovative, grazie all'ausilio delle nuove tecnologie, il pubblico
ha il privilegio esclusivo di scoprire il lavoro di recupero che ha
portato alla restituzione virtuale del soffitto dipinto da
Giambattista Tiepolo per Palazzo Canossa a Verona, andato in parte
distrutto al termine della seconda guerra mondiale, e di cui vediamo
alcuni frammenti con l’auspicio che si possa arrivare un giorno alla
ricomposizione reale almeno di una buona parte. L’esposizione
comprende anche una sezione dedicata a preziosi volumi editi in
quegli anni e corredati anche da stampe, che spiegano l’evolversi
dell’arte veronese, concessi in prestiti per questa occasione da
importanti enti pubblici e privati come il Museo di Castelvecchio di
Verona e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. Spicca, tra
altri, l’edizione datata 1742 de ‘Il paradiso perduto’ dello
scrittore inglese John Milton, da una collezione privata. La
mostra, curata da Fabrizio Magani, Paola Marini e Andrea Tomezzoli,
è corredata da un esaustivo catalogo di Silvana Editoriale
contenente numerosi importanti contributi critici; ad essa sono
collegati appositi itinerari che guidano il visitatore alla
scoperta, da un lato, di opere d'arte sacra conservate nelle chiese
di Verona, dall'altro, di straordinari interventi pittorici
realizzati per palazzi e ville signorili della città e della
provincia che svelano il secolo d'oro della decorazione delle ville
venete. Questo evento espositivo è organizzato dal Comune di Verona,
con l'Assessorato alla Cultura e il Museo di Castelvecchio, in
collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Veneto,
Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici
per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, Università degli Studi
di Verona, Università degli Studi di Padova, Fondazione Ermitage
Italia.
Palazzo della Gran Guardia – Piazza Brà, Verona; Tel. 045-8077650
Fino al 9 Aprile 2012; orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30
Biglietti: Intero 10 Euro, Ridotto 8 Euro; Prenotazioni biglietti e
visite guidate Singoli e Gruppi: Silvana Editoriale, Tel. 02-61 83
64 44; Scuole: Aster, Tel. 045-80 36 353; 045-59 71 40 Sito Internet
di riferimento:
www.settecentoaverona.it
Fabio Giuliani

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BERNARDO BELLOTTO – IL CANALETTO DELLE
CORTI EUROPEE
Palazzo Sarcinelli – Via XX Settembre 132, Conegliano Veneto
(Treviso) Fino al 15 Aprile 2012
 
Dopo il grande successo della mostra dedicata a Cima da Conegliano
nel 2010, le sale del cinquecentesco Palazzo Sarcinelli nel cuore di
Conegliano ospitano le opere di Bernardo Bellotto (1721-1780), uno
dei maestri assoluti del vedutismo veneziano, nipote di un altro
grande interprete di questo genere: Giovanni Antonio Canal, meglio
conosciuto come il Canaletto. Di nuovo una mostra che riporta un
pittore veneto nella sua regione di origine e punta a far conoscere
non solo i capolavori dell`arte, ma anche le meraviglie di un
territorio tanto suggestivo quanto particolare e rinomato per la sua
eccellente enogastronomia (un nome su tutti: il Prosecco di
Conegliano-Valdobbiadene, ormai celebre ed esportato in tutto il
mondo) e per i suoi tesori d`arte e cultura, poco lontano da
Venezia. Ripercorriamo, attraverso una quarantina di capolavori,
tutta l’evoluzione creativa del pittore veneziano con le tappe
fondamentali della sua carriera, dalle vedute di Venezia e delle
città italiane – Firenze, Lucca, Roma, Milano, Torino, Verona – a
quelle delle capitali europee: Dresda, Vienna, Monaco, Varsavia.
Dipinti tutti caratterizzati, oltre che dalle grandi dimensioni, da
una eccezionale ricerca nei dettagli architettonici, dalla luce
cristallina e dalla smagliante tavolozza cromatica. A questi sono
accostati dipinti di altri importanti suoi colleghi come Carlevarijs,
Marieschi, Guardi e, naturalmente, Canaletto, che con le loro
innovazioni stilistiche hanno contribuito a diffondere
universalmente il fenomeno del vedutismo e con esso il mito e
l'immagine di Venezia, facendoci comprendere il contesto da cui si
sviluppò il lavoro di Bellotto, il suo modo di rappresentare
pittoricamente la realtà. La sua capacità di ritrarre magistralmente
gli aspetti delle città soffermandosi sui particolari più curiosi
della vita quotidiana della nobiltà e della gente del popolo
consente di immedesimarci nell'esperienza delle corti europee,
venendo a contatto visivo con i personaggi, i modi di vestire e le
abitudini del suo tempo. Quando nel 1747 Bellotto giunge in Sassonia
per operare al servizio della più illuminata corte europea, Dresda
era diventata il centro dell'arte e della cultura tardo barocche e
il suo aspetto aveva subito un profondo cambiamento per la
lungimirante politica urbanistica e architettonica di Augusto il
Forte e di Augusto III, governanti in successione, impegnati a
trasformare la capitale in una città di abbagliante bellezza.
L'arrivo di Bellotto coincise con l'ultimazione della maggior parte
dei cantieri: la città ricostruita era pronta e l'artista veneziano
ne divenne il divulgatore geniale in una stupenda serie di vedute.
Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda, Liechtenstein Museum di
Vienna, Castello Reale di Varsavia, Pinacoteca di Brera di Milano,
Accademia Carrara di Bergamo, Palazzo Barberini di Roma, Gallerie
dell’Accademia di Venezia, Galleria Nazionale di Parma, Gabinetto
dei Disegni e delle Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna,
Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli di Milano: queste
sono solo alcune delle più importanti istituzioni museali pubbliche
e private italiane ed estere che hanno concesso le opere di Bellotto
dalle proprie collezioni permanenti. Alcune note sulla sede
ospitante. Palazzo Sarcinelli, ultimato nel 1518, nacque come
residenza rinascimentale dell'omonima famiglia veneta che, su
modello della coeva dimora cinquecentesca di Serravalle (a Vittorio
Veneto), eresse ed arredò l'edificio come il più sfarzoso del centro
storico. Nei secoli di maggior splendore la nobile famiglia ospitò
in questa sede personaggi di rilievo come la regina Bona di Polonia
(1556), Massimiliano d'Austria e Enrico III di Francia (1574). Nel
ventesimo secolo diventa proprietà comunale e, a partire dal 1988,
il palazzo, già sede della biblioteca comunale (trasferita nel 2007
alla Ca' di Dio), ha assunto la veste di prestigiosa galleria
d'arte, che ha ospitato numerose mostre di pittura, incentrate
soprattutto su artisti e movimenti che hanno interessato l'arte
veneta moderna e contemporanea. Tra il 2008 e il 2010 il palazzo è
stato quasi completamente restaurato. Questa mostra è stata prodotta
da Artematica, società impegnata da alcuni anni a realizzare eventi
culturali di alto livello che possano anche fungere da incentivo per
un turismo di qualità. Lo scopo è di fornire al visitatore un
servizio completo in cui all'approfondimento culturale si accompagna
un percorso articolato di cui la mostra d'arte rappresenta solo uno
dei molteplici aspetti.
Palazzo Sarcinelli – Via XX Settembre 132, Conegliano Veneto
(Treviso)
Fino al 15 Aprile 2012; orari:
lunedì-giovedì: 9-19; venerdì e sabato: 9-21; domenica: 9-20
Apertura speciale: 9 aprile (lunedì di Pasqua) 9-21 (la biglietteria
chiude 45 minuti prima)
Informazioni e prenotazioni al Numero Verde gratuito 800 775083
(lunedì-venerdì 9-13 e 14-18)
Visite guidate gratuite il secondo sabato del mese, alle ore 15.00,
al centro storico di Conegliano prenotando presso all'Ufficio
Informazioni Turistiche (durata della visita: 2 ore circa)
Info e prenotazioni: Ufficio IAT Conegliano tel 0438 21230; sito
Internet ufficiale:
www.bellottoconegliano.it
Fabio Giuliani
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IL
DIVISIONISMO. La luce del moderno…e, su tutti, il grande ferrarese
Gaetano PREVIATI
Rovigo, Palazzo Roverella Dal 25 febbraio al 24 giugno 2012
di Maria
Cristina Nascosi Sandri
Gaetano Previati: Nel prato , olio
su tela, 1890, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, Firenze
“Il Divisionismo. La luce del moderno”, che si svolgerà a
Rovigo, a Palazzo Roverella dal 25 febbraio al 23 giugno 2012, sarà
sicuramente tra i più importanti eventi espositivi italiani del
prossimo anno. A promuoverla sono la Fondazione Cassa di Risparmio
di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e L’Accademia dei
Concordi.
Il grande –ismo è stato una delle più emozionanti stagioni dell’arte
italiana negli ultimi secoli ed ora una grande mostra la ripropone,
con un taglio nuovo ed una scelta notevolissima di opere.
Il periodo che questa esposizione descrive è compeso tra il 1890 e
l’indomani della Grande Guerra. Negli anni in cui in Francia Signac
e Seraut “punteggiano” il Neo Impressionismo, anche in Italia
diversi artisti si confrontano con l’uso "diviso" dei colori
complementari. E lo fanno con assoluta originalità. E’, come afferma
il sottotitolo della mostra, la luce del moderno che essi così
magistralmente creano e interpretano. Sono sperimentazioni che
consentono agli artisti che si affacciano alle soglie del Novecento
di affrontare con tecnica spesso audace e coraggiosa le tematiche
del nuovo secolo, dal mutato rapporto con la realtà agreste
all’evoluzione della città moderna, dalle scoperte scientifiche agli
incombenti conflitti sociali. E’ la prima effettiva cesura rispetto
agli stili del passato, prima delle avanguardie. Nel Divisionismo
italiano i puntini e le barrette colorate dei francesi diventano
filamenti frastagliati che invece di accostarsi spesso si
sovrappongono. Ma ciò che è veramente diverso è lo spirito: qui la
nuova tecnica pittorica aiuta a rappresentare, meglio di altre,
l’intimità, l’allegria, lo spiritualismo, il simbolismo, l’ideologia
anche politica. L’indagine che Francesca Cagianelli e Dario
Matteoni proporranno a Palazzo Roverella rilegge la storia di questo
momento magico dell’arte italiana. Valorizzando figure come quella
di Vittore Grubicy de Dragon e il suo Divisionismo fatto di musica e
di ricerca scientifica. Poi Plinio Nomellini, icona del Divisionismo
tra Toscana e Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni
territoriali che sono forse la maggiore ricchezza del movimento e
che questa mostra mette, per la prima volta, in giusta evidenza. Poi
i grandissimi, tra cui il ferrarese Previati, Segantini,
Morbelli, Pellizza da Volpedo che, ancora ( e per sempre )
rimarranno i testimonials della storica Sala Divisionista della
Biennale veneziana del 1914 ed oltre.
A seguire…il Futurismo. Ma quello è l’avvio di un’altra grande
storia, l’ultima, TUTTA ITALIANA. Info: Palazzo
Roverella tel. 0425.460093 (il servizio è già attivo dal 5 settembre
scorso)
info@palazzoroverella.com
oppure
mostre@fondazionecariparo.it Coordinamento Generale:
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - Area
Comunicazione e Relazioni Esterne
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WILDT. L’anima e
le forme tra Michelangelo e Klimt
Forlì, Musei San Domenico
Dal 28 gennaio al 17 giugno 2012
di Maria
Cristina Nascosi Sandri

Felice Casorati, La preghiera, 1914, tempera su fustagno,
Verona, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti
Adolfo Wildt (Milano, 1868 – 1931) è
il genio dimenticato del Novecento italiano.
La grande mostra che Forlì gli dedica ai
Musei di San Domenico (dal 28 gennaio al 17 giugno prossimi) per
iniziativa della locale Fondazione Cassa dei Risparmi e del Comune,
è certo una scommessa: rendere popolare un artista tra i più
sofisticati e colti del nostro Novecento. La mostra è curata da
Fernando Mazzocca e Paola Mola, sostenuti da un comitato scientifico
presieduto da Antonio Paolucci. Da sottolineare come questa
esposizione, eccezionale per completezza e qualità delle opere,
rappresenti il primo tempo del “Progetto Novecento. Percorsi –
Eventi – Interpretazioni” che si svilupperà nel 2013 con la grande
mostra DUX, dedicata ad una ricognizione sull’ Arte italiana
negli anni del consenso, proposta da Forlì, città d’elezione del
Duce, dopo Predappio. Nel percorso al San Domenico, allestito dal
parigino Wilmotte et Associès e dallo Studio Lucchi e Biserni, la
grande arte di Wildt sarà messa a confronto con i capolavori di
maestri del passato che per lui furono certe fonti di ispirazione.
Una ‘serie omnicomprensiva’ che va da Fidia al grande ferrarese
Cosimo Tura – ma gli fu mèntore anche l’altro nostro, Francesco del
Cossa - ad Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante,
Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambagia, Bernini, Canova e con
i moderni con cui si confrontò originalmente: ancora un grande
ferrarese, Gaetano Previati, Mazzocutelli, Rodin, Klimt e poi De
Chirico, Morandi, Casorati – presente con l’opera di cui
all’immagine, già ‘vista’ al San Domenico in una mostra precedente,
pochi anni fa - Fontana, Melotti. Ma anche con artisti come Gustav
Klimt che da lui presero ispirazione.
Insomma la più grande rassegna mai
realizzata su Wildt ma anche una sequenza impressionante di
capolavori, scelti a confronto, praticamente una mèta-mostra, una
impedibile mostra nella mostra...

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CARAVAGGIO,
COURBET, GIACOMETTI, BACON, MISERIA E SPLENDORE DELLA CARNE.
TESTORI E LA
GRANDE PITTURA EUROPEA
Ravenna. MAR Museo d’Arte della città di Ravenna
(dal 12
febbraio al 17 giugno 2012)
di Maria Cristina Nascosi Sandri
Alberto
Giacometti, Portrait du prof. Corbetta, 1961, olio su tela
(Immagine rielaborata al pc da
Franco Sandri, A.I.R.F.)
Dopo
le mostre dedicate a Roberto Longhi (2003), a Francesco Arcangeli
(2005) e a Corrado Ricci (2008), il MAR Museo d'Arte della Città di
Ravenna prosegue la sua indagine su figure di primo piano della
critica d'arte, rendendo omaggio a: Giovanni Testori (1923-1993).
La mostra, realizzata grazie al generoso
sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, si
inserisce nella programmazione del museo dopo le vaste rassegne
dedicate ai Preraffaelliti (2010), in collaborazione con l’Ashmolean
Museum di Oxford, e Arte in Italia nel secondo dopoguerra (2011),
sarà curata da Claudio Spadoni e sarà inaugurata il prossimo 11
febbraio per proseguire fino al 17 giugno 2012.Per l'occasione,
oltre alla fondamentale collaborazione della Compagnia del Disegno
di Milano, è stato costituito un prestigioso Comitato Scientifico
composto da Andrea Emiliani, già direttore della Pinacoteca di
Bologna, Mina Gregori, Presidente della Fondazione di Studi di
Storia dell’Arte Roberto Longhi, Antonio Paolucci, Direttore dei
Musei Vaticani, Ezio Raimondi, già Presidente dell’Istituto per i
Beni Culturali, Alain Toubas e Claudio Spadoni. Figura complessa -
pittore, drammaturgo, giornalista, storico e critico d’arte, ma
anche collezionista - Giovanni Testori si è distinto per il coraggio
di scegliere strade anche impervie perché distanti da quelle
“maestre” dell’ufficialità.
Il suo sguardo sulla pittura di realtà,
intesa nella sua epidermica evidenza, mostra tutta la miseria e lo
splendore della vita. Il suo sguardo sulla pittura di realtà, intesa
nella sua epidermica evidenza, mostra tutta la miseria e lo
splendore della vita. La preferenza verso temi protesi
all'esaltazione delle domande ultime ne segnalano la personalità
eccentrica, il coraggio dei risvolti più scabrosi, l'affermazione
prepotente e tutta organica, e dunque corruttibile, della carne –
donde il titolo della mostra. Il percorso della mostra si articolerà
in diverse sezioni dedicate ai vari periodi della storia dell’arte
studiati dal critico milanese e agli artisti da lui amati.
La
rassegna presenterà anche un omaggio a Testori con selezione di
ritratti fra i tanti eseguiti da diversi pittori per lo studioso.
Il catalogo è di Silvana editoriale.
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MAL D’AFRICA – Castello Sforzesco, Milano.
Sino al 30 settembre 2012
La
mostra comprende una selezione delle 400 opere di arte africana,
precolombiana e oceanica di proprietà della Fondazione Alessandro
Passaré, concesse recentemente in comodato d’uso alle Raccolte
Extraeuropee del Comune di Milano. L’allestimento, nella sala
Castellana presso il cortile della Rocchetta al Castello Sforzesco,
mira a presentare la collezione in dodici istallazioni all’interno
delle quali sono esposte circa una cinquantina di opere. Statue
antropomorfe in legno rappresentanti gli antenati, maschere preziose
ricoperte di pelle di antilope, oggetti rituali lignei con elementi
decorativi come piume o fibre vegetali. In ogni installazione è
illustrato un tema e i colori e le luci mettono in risalto gli
oggetti in esposizione. Alessandro Passaré, medico e collezionista
milanese, comincia ad avvicinarsi al mondo dell’arte frequentando le
avanguardie artistiche della Milano degli anni sessanta. Questa
passione lo porterà, tra le altre cose, ad attraversare per
diciassette volte il deserto del Sahara. La conoscenza diretta delle
culture africane e dei mercati internazionali dell’arte gli ha
consentito di riunire una collezione di arte africana di grande
rilevanza nel panorama italiano. In occasione dell’anno sull’Africa,
che vedrà l’apertura di una serie di grandiesposizioni a Milano,
viene mostrata per la prima volta al pubblico questa rilevante
raccolta privata, nota ai collezionisti e agli amatori, ma in gran
parte sconosciuta. Si potranno ammirare tra l’altro anche una
notevole quantità di diapositive(circa 9000) e di materiale
manoscritto del collezionista tra cui libretti di viaggio eschede
delle opere.
Castello Sforzesco , piazza Castello, 1, Milano. Tel. 02 88463744.
Da martedì a domenica 9-13; 14-17,30
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La collettiva Dal Paesaggio al Territorio inaugura il Museo di Santa
Chiara a Gorizia
Museo di Santa Chiara a Gorizia (Corso Verdi 18), fino al 26
febbraio 2012, visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
(chiuso lunedì).
In mostra per la
prima volta esposte le opere dalle Collezioni del Novecento di
Intesa Sanpaolo. Sono rappresentati artisti come Carra', Sironi,
Soffici, Guttuso, Music, Santomaso, Birolli, Vaccari, La Pietra,
Vitone e molti altri
GORIZIA – Milleduecento metri quadrati di superficie espositiva nel
centralissimo edificio di quattro piani, che includerà anche una
biblioteca, una sala consultazioni, spazi per gli uffici e impianti
tecnologici, pertinenze logistiche e di collegamento. Dopo un lungo
intervento di restauro avviato nell’ambito delle iniziative
dell’anno del Giubileo del 2000, sabato 17 dicembre si è inaugurato
a Gorizia il Museo di Santa Chiara, frutto del recupero del
seicentesco complesso architettonico conventuale delle Clarisse. Un
sito di particolare suggestione, quello di Santa Chiara: un
compendio monastico originariamente inserito in un sistema
conventuale di grande rilievo per Gorizia fra Sei e Settecento,
quindi adibito a una nuova funzione di Magazzino Militare,
gravemente danneggiato durante il primo conflitto mondiale,
ristrutturato nel tempo e ora riportato a un ruolo centrale per lo
sviluppo culturale della città. Il Comune di Gorizia – spiega
il sindaco, Ettore Romoli - ha fortemente creduto nel recupero di
questa sede, che avrà un ruolo di riferimento per i progetti
culturali della città, e che si inaugura intanto nel segno di un
evento eccezionale, la mostra che per la prima volta espone le opere
dalle Collezioni del Novecento di Intesa Sanpaolo, nelle quali sono
rappresentati artisti come Carra’, Sironi, Soffici, Guttuso, Music,
Santomaso, Birolli, Vaccari, La Pietra, Vitone e molti altri. Va
evidenziata, per questa iniziativa, la preziosa partnership
dell’Azienda Speciale Villa Manin, che ha operato in stretta con il
Comune di Gorizia per garantire la realizzazione di un evento
culturale di altissimo valore Museo di Santa Chiara a Gorizia.
L'esposizione, curata dallo storico dell’arte Francesco Tedeschi, è
realizzata dal Comune di Gorizia nell'ambito delle anifestazioni per
le celebrazioni del 150°anniversario dell'Unità d'Italia, in
partnership con l'Azienda Speciale Villa Manin grazie alla
fondamentale partecipazione di Intesa Sanpaolo, con la
collaborazione inoltre della Regione FVG, della Fondazione Carigo,
della Cassa di Risparmio del FVG, della Fondazione CRUP e de Il
Piccolo. Il percorso espositivo raccoglie oltre sessanta opere delle
importanti collezioni d’arte italiana del Novecento di Intesa
Sanpaolo, e si snoderà secondo un’appassionante dialettica fra arte
e ambiente: rapporto che sarà indagato attraverso molteplici piani
di lettura, partendo dagli sviluppi nella rappresentazione del
paesaggio di veduta e nella pittura della prima metà del Novecento,
per giungere alle operazioni e agli interventi di natura concettuale
e ambientale, paralleli a una interpretazione del territorio come
spazio sociale e culturale.Il progetto di recupero del nuovo Museo
di Santa Chiara, restaurato dal Comune di Gorizia su progetto degli
architetti Cornelia Baldas e Lino Visintin, ha privilegiato il
mantenimento di tutti gli elementi originari: primo tra tutti il
sistema di travi e pilastri in legno, unico per la città di Gorizia,
oltre ad elementi minori quali elementi lapidei, setti murari,
pavimentazioni in pietra. Nell’indicazione di restauro si è inteso
recuperare anche le tracce della storia e con esse gli spazi che
sono derivati dal volume iniziale suddiviso, in modo da porli in
relazione con la nuova funzione museale. La struttura edilizia, così
composta e stratificata nel corso del tempo, è diventata essa stessa
documento storico e per questa ragione ha assunto un intrinseco
valore museale.
INFORMAZIONI. tel.
(0039) 0481.550744,
0481.383.287 - email
urp@comune.gorizia.it
www.comune.gorizia.it
ORARI dal martedì alla
domenica, ore 10 / 19 - chiuso lunedì e 25 dicembre 2011; apertura
solo mattutina il 24 e 31 dicembre fino alle ore 13.00, apertura
pomeridiana il 1° gennaio 2012 dalle ore 15.00.
BIGLIETTI intero € 8,00
ridotto € 5,00 I biglietti sono acquistabili anche sul circuito di
prevendita Vivaticket (on line sul sito
www.vivaticket.it e nei punti vendita Vivaticket)
VISITE GUIDATE
servizio gratuito, ogni sabato, domenica e giorno festivo alle ore
17.00, e su prenotazione scrivendo a
info@musaeus.it o telefonando a numero 348.2560991
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Giangiacomo Poldi Pezzoli –
L’uomo e il collezionista del Risorgimento
“Come sa di sale lo scendere e il salir per l’altrui scale” (Dante
Alighieri) 

Giuseppe_Bertini
Vela_-_Dante_Alighieri
Hayez_-_Giangiacomo_Poldi_Pezzoli
Anche la
Casa Museo piu famosa del mondo , il Poldi Pezzoli, celebra
l’anniversario dei 150 anni dell’unita d’Italia.Pochissimi sanno che
il suo creatore, oltre che collezionista, fu patriota, esiliato in
Svizzera per aver partecipato alle Cinque Giornate di Milano.
L’attuale mostra, con soggetto Dante e la ‘Divina Commedia’, a
simbolo di un’Italia libera, vuole celebrare questo suo aspetto
oltre al ritrovamento di documenti importantissimi per delineare la
sua figura e i suoi acquisti: il ‘Libro dei conti’, autografo del
protagonista, utile a ripercorrere la crescita della sua collezione
per cui ha creato intorno a quest’ultimo approfonditi studi e una
mostra nella sua stessa casa-museo onde raccontare fatti e clima
culturale che portarono alla creazione della nostra Italia. Il suo
contributo e il suo impegno politico si svolse abbracciando le idee
moderate e liberali del Governo Provvisorio finanziando anche la
rivolta. L’esposizione inizia con il celebre ritratto del
protagonista dipinto da Francesco Hayez e il ‘Libro dei conti’ di
cui sopra che descrive le spese per l’acquisto di opere d’arte e
cita gli antiquari e i consulenti a cui Giangiacomo si rivolgeva
prosegue poi concentrandosi sul momento in cui, da protagonista, si
inserì negli anni di preparazione all’Unità Nazionale,quando
letteratura teatro e arte contribuirono a promuovere una silenziosa
opposizione agli stranieri citando il Medioevo. Le opere esposte
fanno luce su due temi fondamentali del periodo risorgimentale: la
passione per le armi antiche e il mito di Dante e della Divina
Commedia dei quali la Sala d’armi e lo studiolo dantesco della
casa-museo sono l’emblema. I dipinti in mostra ci parlano proprio
della vita di Dante preso ad esempio come esule dal protagonista che
pure fu esiliato ed ebbe anche la confisca dei beni che gli vennero
restituiti solo col pagamento di una multa iperbolica di
seicentomila lire. Vediamo Pia De’ Tolomei di Eliseo
Sala,’L’incontro di Dante e Frate Ilario’ di Giuseppe Bertini (opera
con cui l'esordiente pittore vinse il prestigioso ‘Premio Brera’
all'età di 19 anni), e ancora del Bertini il ‘Trionfo di
Dante’, la scultura di Vincenzo Vela ‘Dante Alighieri’, ‘La porta
della casa degli Alighieri. Reminiscenze di Firenze’ di Federico
Faruffini ed altri dipinti di Eleuterio Pagliano. Da visitare nel
museo lo studiolo realizzato da Francesco Bertini con la stupenda
vetrata ‘Il trionfo di Dante’ che celebra il mito del poeta dovuto
anche all’influenza di Mazzini e dei tanti esuli italiani a Londra.
Quest’opera fu presentata con grande successo alla Prima Esposizione
Universale a Londra nel 1851. Curata da Ferdinando Mazzocca la
mostra è accompagnata da un catalogo Allemandi con una esauriente
appendice documentaria e bibliografica, con numerosi saggi fra cui
quelli del curatore, e della direttrice Annalisa Zanni, alla quale è
stato conferito l’ ‘Ambrogino d’Oro’ 2011 per la sua trentennale
appassionata attività a favore della Casa-Museo, in quanto – come
dalla motivazione – il suo lavoro rappresenta un modello esemplare
per le scelte operate che hanno valorizzato una istituzione
culturale che dà lustro e prestigio alla città.” Alcuni cenni sul
fondatore e sul luogo espositivo. Giangiacomo Poldi Pezzoli nasce
nel 1822 dal nobile Giuseppe Poldi Pezzoli (che ha ereditato dallo
zio Giuseppe il cognome, ingenti ricchezze ed il palazzo in Corsia
del Giardino, oggi Via Manzoni), sposato con la giovanissima
marchesa Rosa Trivulzio, appartenente ad una delle più antiche
famiglie aristocratiche milanesi con una grande tradizione di
collezionismo e mecenatismo artistico. Giangiacomo segue per alcuni
anni le lezioni di precettori di vedute aperte e completa la sua
formazione grazie ai viaggi in Italia e a Parigi. Dal 1840 frequenta
gli artisti amici della madre, il milanese Giuseppe Molteni e i
fiorentini Lorenzo Bartolini e Cesare Mussini e sostiene la Società
di Incoraggiamento d’Arti e Mestieri. Nel 1851 Francesco Hayez
dipinge il suo ritratto. Nel 1853 inizia a collezionare dipinti
antichi ed oggetti di arte applicata e comincia l’ideazione dello
‘Studiolo dantesco’. Nel 1861 nomina erede Fabio, figlio della
sorella Matilde che ha però l’obbligo di non disperdere la
collezione. Da questa data Giangiacomo inizia il ‘Libro dei Conti’.
Nel 1868, con la morte del ventottenne nipote Fabio, unico
discendente diretto, pensa alla destinazione pubblica delle sue
accolte. Nel 1871 in un nuovo testamento prefigura la nascita di
una Fondazione. Muore nel 1879 a 57 anni. Il 25 Aprile 1881 apre il
Museo Poldi Pezzoli con le sue collezioni di arti applicate, armi e
dipinti con capolavori assoluti di ogni tempo.
Fabio Giuliani
Museo
Poldi Pezzoli – Via Manzoni 12, Milano
Fino al 13 Febbraio 2012; orari: da Mercoledi a Lunedi 10-18, chiuso
il martedi
Tel: 02-794889; 02 796334;
www.museopoldipezzoli.it

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L'Ermitage a Padova – Un omaggio a Rembrandt
Fino al 30 gennaio 2012
I Musei Civici agli
Eremitani d i
Padova, per i capolavori contenuti a partire da lapidari in pietra
nel cortile esterno, la sezione archeologica posta in un’apposita
sala subito dopo l’ingresso principale, e soprattutto per la
prestigiosa pinacoteca al piano superiore con capolavori d’arte
italiana ed estera dal Trecento in poi, rappresentano già di per sé
luogo d’arte eccelso a livello nazionale, avendo altresì a pochi
passi la celebre Cappella degli Scrovegni con gli affreschi di
Giotto, oggetto di code umane quotidiane di pubblico da tutto il
mondo. Quando poi vengono organizzate esposizioni temporanee di
grande qualità motivi per visitare questo luogo aumentano. L’Ermitage
di San Pietroburgo, uno dei musei più celebri e vasti del mondo,
tramite il suo braccio operativo Ermitage Italia, da anni promuove
rapporti con prestigiosi ‘colleghi’ italiani. Nell’ambito di uno
scambio culturale tra i due paesi (il 2011 è stato l’Anno della
Cultura e Lingua Russa in Italia e Cultura e Lingua Italiana in
Russia) Padova concede in prestito all’Ermitage la straordinaria
tavola di Giotto con l’Eterno Padre proveniente dalla Cappella degli
Scrovegni, mentre il museo russo ricambia con due capolavori di
Rembrandt (Leida 1606 - Amsterdam 1669), uno dei più grandi artisti
di tutti i tempi, intorno ai quali ruota la mostra che qui si
presenta. E’una coppia di ritratti, entrambi firmati e datati 1654,
da cui emerge potentemente la qualità della pittura del Maestro
olandese. La materia, a tratti parsimoniosa, a tratti densa e
pastosa, e l’utilizzo sapiente della luce costituiscono uno degli
aspetti più affascinanti della sua pittura. La luce definisce la
dinamica della composizione e si rivela particolarmente penetrante
nei ritratti svelando l'interiorità dei personaggi. Nel Vecchio con
le mani incrociate l’effigiato appare nella penombra, ma il volto e
le mani sono investiti da tocchi luminosi che gli conferiscono
solennità e autorevolezza. L’artista si rivela qui uno che, del
Caravaggio, ha capito tutto! Rembrandt non fu solo pittore, ma anche
abile disegnatore ed incisore. La sua attività nel campo della
grafica è documentata in mostra da una quarantina di stampe fra
originali e copie, provenienti dalle raccolte civiche (Museo d’Arte
e Museo Bottacin) e dalla collezione del marchese Federico
Manfredini conservata presso la Biblioteca del Seminario Vescovile
di Padova; è proprio questo il motivo della scelta della sede
patavina. Egli, grazie all’incessante sperimentazione, alla
padronanza del mezzo tecnico e alla capacità inventiva, spinse a
confini assolutamente inediti la tecnica dell’acquaforte. Egli la
utilizzò in senso pittorico, talora combinandola con il bulino e con
la puntasecca. Rembrandt incisore si servì di quasi tutto il
repertorio dei soggetti tipici dell’arte fiamminga e olandese del
Seicento, cimentandosi in autoritratti, ritratti, scene di genere,
soggetti biblici, nudi, episodi mitologici e di storia antica,
paesaggi. La mostra offre un’efficace rassegna degli ambiti tematici
trattati dal maestro, con particolare riguardo alle storie
dell’Antico e del Nuovo Testamento. Una delle opere più riuscite in
tal senso è la cosiddetta ‘Stampa dei cento fiorini’: Il titolo di
questa incisione, che illustra l’intero capitolo XIX del vangelo di
Matteo, deriva dallo straordinario prezzo attribuitole nel Seicento.
Dal punto di vista tecnico, l’uso di procedimenti e tratteggi
variati le conferisce uno straordinario effetto pittorico d’insieme.
La mostra, realizzata in collaborazione con Fondazione Ermitage
Italia con il contributo di Fischer Italia e Fondazione Antonveneta
e corredata da un catalogo edito da Skira contenente anche saggi
critici.
Musei Civici agli Eremitani – Piazza Eremitani 8, Padova
Fino al 30 gennaio 2012; orari: da martedì a domenica 9-19; chiuso
lunedì
Ingresso: intero euro 10,00, ridotto euro 8,00; Visite guidate: Info
e prenotazioni: : Cell 345-2337194
Musei Civici agli Eremitani – Tel. 049 8204551
Info e prenotazione Cappella degli Scrovegni: Tel 049-2010020;
www.cappelladegliscrovegni.it
Fabio Giuliani

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Mercoledì 11 gennaio,ore 18.00 (sarà presente l'artista) presso
l'Ufficio Cultura e Informazioni dell'Ambasciata di Turchia a
Roma in Piazza della Repubblica 55-56, si inaugurerà la mostra
della pittrice turca Mujde Kotil, le cui opere sono visibili
fino al 10 febbraio negli orari di apertura degli uffici (9.00 -
17.00).
Mujde
Kotil è¨ nata nel 1983 a Istanbul, Turchia. Quando nacque,
nessuno poteva immaginare quanto i pennelli, i colori e le tele
avrebbero significato per lei da quel momento. Cominciò ad amare
i colori già in età prescolare. La rottura con il suo primo
amore, l'acquerello, si verifica al momento di finire la Arif
Senel Elementary School nel 1994. Il suo eterno amore, il colore
ad olio, la segue quando si reca negli Stati Uniti subito
dopo la maturità presso la Nisantasi Isik High School nel 2001.
La Laurea in Scienze conseguita come migliore studente presso
l'Art Institute of California, seguita dal Diploma Associates in
Arts conseguito presso l'Irvine Valley College, sono stati il
frutto del suo primo amore. L'artista, che dopo il ritorno dagli
Stati Uniti nel 2007 ha creato un originale mondo fatto di
pennelli, colori e tele, descrive cosè il suo lavoro. Dipingere
è lo scopo della mia vita. La mia gioia, la mia tristezza, la
mia speranza, il mio incubo Mujde Kotil, che riflette il
suo mondo interiore sulle tele, continua il suo lavoro nel suo
studio di Istanbul, città dove ha esibito i suoi lavori in
numerose mostre personali e collettive. Tutti i lavori di Mujde
Kotil sono legati alla figura umana. Il suo lavoro è surreale,
solitamente interpreta a suo modo emozioni, sentimenti e il loro
riflesso sui volti delle persone. Solitamente i soggetti sono
amici, familiari o conoscenti. Il suo motto è Vivi per l'arte di
vivere

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MUSEO DEL NOVECENTO. CON LA CARD900 UN ANNO DI
ARTE , STORIA, CINEMA, YOGA
Costa 30 euro la nuova Card900,
la tessera del Museo del Novecento che garantisce per tutto il 2012
l'accesso libero alle sale del Museo, alle mostre ospitate e a una
serie di attivitè , corsi e incontri, gratuiti o a prezzo scontato.
Acquistabile presso la biglietteria del Museo, la Card900
offre infatti diverse opportunità culturali, tutte fondate sulla
convinzione - formatasi in questo primo anno di vita - che il
Novecento sia il secolo più misconosciuto soprattutto per quanto
riguarda la storia dell'arte. Un secolo troppo vicino per essere
stato studiato a scuola e, nello stesso tempo, troppo lontano per
essere ricordato nella nostra memoria recente. In dettaglio il
programma di incontri e approfondimenti, tutti a ingresso gratuito
per i possessori della CARD900
- Con l’arte del decennio il Museo offre mini-cicli di due giorni
per analizzare in profondità alcune correnti fondamentali dell’arte
del Novecento: Il Divisionismo e le Avanguardie, il Futurismo e il
Novecento, inteso come movimento artistico e culturale, sono i primi
tre già calendarizzati nei primi mesi dell’anno.
- "5x10", invece, propone, una serie di appuntamenti durante
i quali un testimone d'eccezione “il primo sarà Giuseppe Longo,
scrittore e professore di teoria dell'informazione presso
l'Università degli studi Trieste“ il quale sceglierà insieme al
pubblico le cinque parole che a suo parere possono interpretare al
meglio il primo decennio del Novecento.
- Per il ciclo Il cinema del Novecento saranno proiettati,
il martedì alle ore 18 presso la Sala conferenze, una serie di video
e filmati che testimoniano le esperienze d'arte cinematografica
del XX secolo.Infine, a prezzo scontato per i possessori della
Card900, il Museo diventerà luogo di apprendimento e contemplazione
con due corsi ˜innovativi” che si svolgeranno in pausa pranzo:
storia dell'arte in lingua inglese e lezioni yoga e meditazione in
Sala Fontana.
Con il corso LET’S TALK ABOUT ART, il Museo del Novecento propone la
lingua inglese per avvicinarsi alla storia dell'arte del XX secolo
in dieci incontri, che si svolgeranno tutti i mercoledì dal 25
gennaio al 28 marzo dalle 13 alle 14 presso la Sala Didattica
del Museo. Costo per i possessori di Card900 120 euro, 150 per gli
altri.Per sottolineare lo stretto legame tra l'arte, bellezza e
spiritualità, il Museo del Novecento, in collaborazione con
l'associazione Mi.As.Yo., ha infine programmato un corso di yoga,
che svolgerà dalle 13 alle 14.15 in Sala Fontana, con una
spettacolare vista sulla piazza del Duomo. Tutti i
martedì dal 24 gennaio al 20 marzo. Costo per i possessori di
Card900 120 euro, 150 per gli altri.
http://www.museodelnovecento.it
05_programma_a1_colori.pdf
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IL BEL PAESE DELL’ARTE Etiche ed estetiche della Nazione
GAMeC Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – Via San
Tomaso 53, Bergamo Fino al 19 Febbraio 2012;
 “Caro
Camozzi, Nella gioventù Lombarda, sempre pronta a lanciarsi nel
pericolo per la redenzione della patria - e che partecipò alla
prima spedizione di Sicilia e Napoli – contano in prima riga i prodi
figli di Bergamo. Se la provvidenza ha deciso ch’io divida le ultime
battaglie della patria per l’intiero suo affrancamento io legherò
alla generazioni venture - accanto a quelle di Bergamo – il nome
della città Italiana – che con più figli avrà gettato più ferro
sulla bilancia liberatrice. Un caro saluto alla famiglia – Vostro
G. Garibaldi” Con queste parole, Giuseppe Garibaldi si rivolgeva
dalla sua residenza di Caprera il 10 Febbraio 1861 a Giovanni
Battista Camozzi, primo sindaco di Bergamo nell’Italia unita; 174
bergamaschi erano infatti partiti da Quarto con il Generale in
quella che sarebbe passata alla storia come la ‘Spedizione dei
Mille’, per la liberazione della Sicilia e del Meridione dalla
presenza borbonica. Il 20 gennaio 1960 il Presidente della
Repubblica in carica Gronchi concedeva alla Città di Bergamo la
facoltà di accompagnare lo stemma cittadino con l’iscrizione
“Bergamo Città dei Mille”. Tra i tanti luoghi scelti per eventi
espositivi compresi nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni
dall’Unità d’Italia non poteva quindi mancare la località orobica.
Presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, di fronte alla
celebre Accademia Carrara, è in corso una mostra a cura di Giacinto
Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini che hanno inteso
proporre l'immagine dell'Italia unita con le molteplicità delle sue
espressioni visive: dal cinema all'arte, dalla letteratura al ‘Made
in Italy’, dalla cultura d'élite a quella popolare, attraverso 200
opere di artisti italiani e internazionali, ma anche di ‘cose e
fatti' (come gli scritti di Rita Levi Montalcini grazie ai quali le
è stato assegnato il premio Nobel) dall'Ottocento ai nostri giorni.
Questa mostra intende dimostrare quanto la creazione artistica abbia
influenzato in maniera determinante, soprattutto in questo ultimo
secolo e mezzo di storia, l'organizzazione pratica della vita
sociale italiana. L’esposizione segue di pari passo fatti storici
importanti avvenuti dal 1861 fino alla contemporaneità: vediamo i
ritratti dei circa 200 garibaldini della spedizione dei Mille,
provenienti da Bergamo e Provincia, una serie di caricature dei
parlamentari italiani, disegnati dal senatore Tecchio sulla carta
intestata del Parlamento, verso la fine dell'Ottocento -
Parallelamente, in ogni sala sono esposti oggetti – ex voto, trofei
sportivi, libri – divenuti ‘icone’ mondiali dell'identità italiana:
la loro presenza mette a confronto l'ideale puro di un'arte
d'avanguardia e le testimonianze di una creatività spontanea,
popolare o industriale. Vengono considerati luoghi e momenti che
parteciparono all'origine e alla costruzione dello Stato-Nazione
come fenomeno unitario: la bandiera, la lingua, l'inno, il confine,
la mappa, la cultura religiosa, il monumento, lo sport. Il tutto in
otto sezioni. 1)‘Fratelli d'Italia’; il richiamo all'inno nazionale
fa da sfondo alla presentazione di sei coppie di fratelli: Giorgio
de Chirico e Alberto Savinio, Tano Festa e Francesco Lo Savio,
Gianni e Joe Colombo, Alessandro e Francesco Mendini, Gianluca e
Massimiliano De Serio, Paola e Rita Levi Montalcini; coppie che
hanno espresso valori artistici tra loro simili e diversi come
unitaria e differente è l'Italia stessa. Presente in questa sezione,
anche un'opera dell'ambiente di Giacomo Trecourt. 2)‘Mappamondo
Italia’; le opere di Enzo Cucchi e Maurizio Cattelan, ispirate alla
forma dello ‘stivale’ italiano e le ‘mappe’ del mondo di Alighiero
Boetti, Mona Hatoum, Claudio Parmiggiani, Flavio Favelli, Alice
Guareschi, e i lavori di Luciano Fabro, Claudia Losi e Salvo,
sviluppano una relazione sul rapporto geografico tra locale e
globale. 3)‘Per grazia ricevuta Italia’; l’arte contemporanea
incontra la tradizione, la storia e la cultura delle feste popolari:
la figura della Madonna, spesso usata come soggetto da artisti quali
Gino De Dominicis, Vettor Pisani, Piccio, Alberto Garutti,
Aleksandra Mir, Nan Goldin, Kiki Smith, Antonio Riello, Vanessa
Beecroft, in dialogo con alcuni ex voto. 4) ‘Cartoline d'Italia’;
Pittura antica, moderna, contemporanea, fotografia: Mario Cresci,
Claire Fontaine, Alterazioni Video, Tobias Zielony, Mimmo Jodice,
Giuseppe Bartolini, Giuseppe De Nittis, Giovanni Migliara, Giovanni
Iudice, Mario Gozzi, Ippolito Caffi e Francesco Guardi interpretano
la bellezza del paesaggio per identificare l’Italia. 5) ‘Bar Sport
Italia’; lo sport, come fattore di coesione nazionale, oltre le
convinzioni politiche e di vita sociale: Tra altri, i lavori di
Pietro Roccasalva, Maurizio Cattelan, Paola Di Bello, Michelangelo
Pistoletto, Salvo, Gang Song Ryong, Andrea Mastrovito, Matteo Rubbi,
Tobias Rehberger, Cesare Viel e Luca Vitone affiancate ai simboli
‘strumenti di lavoro’ (e di fama) che hanno caratterizzato le
carriere degli ‘eroi’ dello sport , tra i quali Fausto Radici,
Felice Gimondi, Giacomo Agostini. 6) ‘A futura memoria d'Italia’; La
creazione e la distruzione dei monumenti ha sempre segnato la
nascita e la morte delle nazioni. I simboli dell’ ‘identità
collettiva visti attraverso le opere, tra altri, di Patrick
Tuttofuoco, Elisabetta Benassi, Sislej Xhafa, Gino De Dominicis,
Letizia Battaglia, Alfredo Jaar, Tullio Pericoli, Yan Pei-Ming,
Giuseppe Diotti, Mario Dondero, Gianfranco Ferroni, Giacomo Manzù,
Francesco Messina, Mimmo Paladino, Piccio ed Enrico Scuri. 7) ‘In
Politica Italia’; manifesti, icone e sculture di Loredana Di Lillo,
Renato Guttuso, Armin Linke, Marco Cingolani, Antonella Mazzoni,
Francesco Arena, Elmgreen&Dragset, Emilio Isgrò, Teofilo Patini,
Cesare Tallone come filo conduttore alla tematica politica, intesa
come luogo di coesione, dibattito, comunicazione e appartenenza, in
stretto ‘dialogo’ con le caricature realizzate da Sebastiano Tecchio
e con i testi di Clementina Rotondi e Dante Severin. 8) ‘Fatto in
Italia / All'italiana’; i miti e il successo del ‘Made in Italy’
nelle interpretazioni di Gino Severini, Hans-Peter Feldmann,
Michelangelo Pistoletto, Giovanni Rizzoli, Nemanja Cvijanovic,
Giuseppe Stampone, Gabriele Picco, Riccardo Beretta, Patrizio Di
Massimo, Francesco Jodice, Felix Gonzales-Torres, Tobias Rehberger,
Antonio Visentini e Canaletto. Possiamo inoltre vedere, a ciclo
continuo, un documentario della RAI – Radio Televisione Italiana,
che illustra il panorama culturale, sociale e artistico evocato
dalla mostra attraverso spezzoni di film, programmi televisivi,
spettacoli teatrali, spot pubblicitari e notiziari. Accompagna
l'esposizione un catalogo (Nomos Edizioni) con testi dei due
curatori ed introduzioni alle diverse sezioni da esperti in ognuna
della discipline trattate: Leopoldo Ivan Bargna, Francesco Bonami,
Aldo Cazzullo, Roberto Di Caro, Franco Farinelli, Ugo Morelli, Pier
Luigi Sacco, Giuliano Zanchi. Questo progetto espositivo collabora
alla promozione dell'A. I. D. D., Associazione Italiana contro la
Diffusione della Droga sostenuta dai Rotary Club e dai Lions Club
che, attraverso corsi di informazione, sensibilizzazione e
formazione, svolge prevenzione primaria al disagio giovanile
(tossicodipendenza, alcolismo, bullismo) presso le Scuole Primarie e
Secondarie di I grado. Uno sforzo ed un risultato ciclopico da non
perdere onde allertare le nostre coscienze con ricordi e propositi.
GAMeC Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – Via San
Tomaso 53, BergamoFino al 19 Febbraio 2012; orari: da martedì a
domenica 10-19; giovedì 10-22; chiuso lunedì Per informazioni; Tel.
035-270272; sito Internet:
www.gamec.it
Fabio Giuliani
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La "collezione attiva" al Museion di Bolzano
Fino
al 16 settembre 2012 è aperta una mostra molto interessante al
Museion di Bolzano.
Cosa accade in questa mostra ? Riattivare, ricomporre e
“risvegliare” le opere smembrate, spente e riposte nei depositi del
museo. Questa è “La collezione attiva” con cui Museion chiude la
stagione espositiva 2011 - il titolo si riferisce all’atto di
riattivazione dei video e delle installazioni in occasione della
loro presentazione. In mostra una selezione di opere di recente
acquisizione dalla collezione Museion, la maggior parte presentate
per la prima volta. Tra queste, l’installazione di Vito Acconci
Candy Bar From GI Joe, 1977 e From Here to There di Jana Sterbak,
presentata alla biennale di Venezia nel 2003; Particle Projection (Loop),
2007 di Simon Starling e il video di Francesco Jodice
Dubai_Citytellers (2010). La mostra offrirà anche l’occasione per
vedere e rivedere importanti opere della collezione quali A Change
Of Mind, 2007 di Elmgreen & Dragset e Sediments Sentiments (Figures
of Speech), 2007 di Allora & Calzadilla. Filo conduttore
dell’esposizione è l’attivazione del suono, medium utilizzato da
molti artisti - da Krüger & Pardeller agli stessi Allora &
Calzadilla - e del movimento, rappresentato sia da installazioni
performative che dall’immagine in movimento di molti video. Il
percorso della mostra si apre al secondo piano del museo ( ma
prosegue anche al terzo piano) con l'interessante installazione
video "From Here to There" del 2003 dell'artista Jana Sterbak. Le
sequenze del video, girate a Montreal, in Canada, e per le calli di
Venezia sono state affidate ad un cane, un jack Russellterrier di
nome Stanley, che munito di una minuscola videocamera ha filmato il
mondo spontaneamente a 35 cm da terra. Il pubblico è cos' costretto
ad un punto di vista inusuale, quello di una nimale a 4 zampe. La
percezione è uno stimolo alla nostra immaginazione e mette in crisi
l'automatismo delle nsotre percezioni ed il modo stereotipato di
vedere il mondo.
La mostra coinvolge anche lo spazio esterno. La superficie della
casa atelier adiacente a Museion ospiterà infatti l’opera di Mario
Airò M’illumino d’immenso, trasposizione visiva luminosa
dell’andamento fonetico della nota poesia di Giuseppe Ungaretti.
“Museion, museo d’arte moderna e contemporanea
via Dante 6 – 39100, Bolzano
Orari: martedì – domenica ore 10-18, giovedì ore 10-22
Ingresso: intero 6, ridotto 3,50 (studenti, over 60; museumscard,
tourist card, FAI). Ingresso libero giovedi 17-22
Fino al 16.09.2012
22 dicembre 2011
Fabrizio Del Bimbo
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‘APOCALITTICO BOTTICELLI’
La ‘Madonna del Padiglione’ e la ‘Natività Mistica’
Veneranda Biblioteca Ambrosiana – Piazza Pio XI 2,
Milano
Fino al 5 Febbraio 2012;
 
natività mistica
Madonna_del_Padiglione
Sotto una
tettoia di paglia, dentro una grotta, Maria inginocchiata adora suo
Figlio, che giace non nella mangiatoia posta davanti al bue e
all'asino, ma su un bianco lino a velare la nuda terra. Giuseppe,
rannicchiato, pensoso, contempla anch'egli quel bambino, mentre a
destra come a sinistra si accostano i Re Magi, e i pastori
accompagnati da angeli; questi danzano e cantano la gloria di Dio
nell'alto dei cieli, proclamando la pace in terra agli uomini di
buona volontà. In questa raffigurazione possiamo ripensare
certamente al Salmo 84: “Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno”. Stiamo parlando della ‘Natività
mistica’, bellissimo dipinto di Alessandro di Mariano di Vanni
Filipepi, meglio conosciuto come Sandro Botticelli (Firenze,
1445-1510), uno dei più grandi pittori di ogni tempo.Questo dipinto
è ritenuto da molti storici dell’arte l’ultimo suo capolavoro, e può
essere definito – dato il soggetto rappresentato – una sorta di suo
testamento artistico e spirituale. Sicuramente è l'unica opera
giunta fino a noi datata e firmata dall’autore stessi; Nella parte
superiore della tela, infatti, è posta un’iscrizione in greco dal
significato piuttosto criptico e dal tono apocalittico, che fa
riferimento alla fine dell’anno 1500, in particolare a quella
situazione di crisi che avvolse Firenze dopo la morte di Lorenzo il
Magnifico, scossa dall’invasione francese, colpita dalle mire
espansionistiche di Cesare Borgia, lacerata dalla condanna sul rogo
di Girolamo Savonarola. In questi giorni possiamo ammirarlo in
un’apposita sala presso la Pinacoteca Ambrosiana, giunto a Milano
dalla National Gallery di Londra (dov’è abitualmente conservato) in
un rapporto di scambio con la sede milanese che ha prestato il
‘Ritratto di musico’, una delle opere principali della grande mostra
su Leonardo da Vinci in corso di questi tempi appunto nel celebre
museo di Londra. La ‘Natività’, per la sua bellezza artistica e i
significati simbolici e profondi che trasmette, è stata scelta
anche per illustrare la Lettera che l'Arcivescovo di Milano Angelo
Scola, rivolge alle famiglie in occasione della prossima imminente
benedizione natalizia. Accanto ad essa è posto un altro noto
capolavoro di Botticelli: la ‘Madonna del Padiglione’, Si tratta di
una tempera su tavola, un ‘Tondo’ (1493 circa) forse eseguito per il
priore del convento camaldolese di Firenze (amico e confessore di
Lorenzo il Magnifico); qui vediamo due angeli che, scostando un
grande tendaggio rosso, svelano alla contemplazione la Vergine
inginocchiata che offre il seno al Bambino Gesù, introdotto da un
terzo angelo, con una iconografia piuttosto insolita, ma anche in
questo caso ricca di richiami simbolici. Un’altra meraviglia del
Botticelli da ammirare, dopo la ‘Canestra di frutta’ del Caravaggio,
l’opera d’arte più famosa della collezione permanente della storica
Istituzione meneghina ideata e fondata nel 1618 dal Cardinale
Federico Borromeo che già nove anni prima aveva aperto al pubblico
l’attigua Biblioteca, luoghi entrambi di cui oggi egli andrebbe
sicuramente orgoglioso. Peccato che questi due superbi luoghi
siano più famosi all’estero che in Italia.
Veneranda Biblioteca Ambrosiana – Piazza Pio XI 2, Milano
Fino al 5 Febbraio 2012; orari: Da martedì a domenica dalle 10 alle
18 (ultimo ingresso ore 17,30)
Per informazioni: Tel. 02-80692360; sito Internet:
www.ambrosiana.eu
milano.
dicembre 2011
Fabio Giuliani

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Restauratori e Restauri in Museo a Milano
Pinacoteca di Brera, Civiche Raccolte di Arte Antica del Castello
Sforzesco,
Galleria d’Arte Moderna e Museo Diocesano
Percorso
visibile al pubblico da dicembre 2011 a maggio 2012
In
quattro importanti musei milanesi,
la Pinacoteca di Brera, le Civiche
Raccolte di Arte Antica del Castello Sforzesco, la Galleria d’Arte
Moderna e il Museo Diocesano
si svolge il percorso del progetto
Restauratori e Restauri in Museo
dedicato alla storia dei restauri di quattro significative opere
d’arte, una per ciascun museo. Nato sull’esperienza del progetto
nazionale
ASRI-Archivio Storico Nazionale e Banca dati dei Restauratori
Italiani
– è promosso dall’Associazione
Giovanni Secco Suardo
con il cofinanziamento della
Fondazione CARIPLO.
L’obiettivo del progetto - sperimentale nel suo genere - è di
permettere ai visitatori italiani e stranieri una più ampia
comprensione dell’opera d’arte, ripercorrendone la storia attraverso
i restauri avvenuti dall’ottocento ai giorni nostri. Tale approccio,
pur non escludendo le tradizionali interpretazioni critico-estetiche
della storia dell’arte, attirerà l’attenzione e l’interesse del
visitatore sulle diverse patologie legate al degrado della materia,
sulle differenti metodologie di restauro adottate nei vari periodi
storici, sulle analisi scientifiche e le pratiche di restauro e
sulle maggiori figure di restauratori lombardi. La conoscenza delle
caratteristiche materiche e tecniche, delle fragilità e dei degradi,
delle diverse attribuzioni e soggettazioni (spesso a seguito di
restauri), permetteranno una percezione più corretta delle opere
attraverso il loro percorso nella storia e non solo come riflesso
del tempo in cui furono create. Queste informazioni sono normalmente
prerogativa degli addetti ai lavori, di quanti si occupano di
conservazione e restauro ma non sempre vengono trasmesse al grande
pubblico, se non in occasione di specifiche conferenze ed
esposizioni. Da diversi anni ciò che riguarda il restauro di
un’opera in tutti i suoi vari aspetti (le procedure, i materiali, le
analisi, etc.) è oggetto di molto interesse da parte del pubblico.
Il percorso vuole rispondere a questo crescente interesse con un
chiaro e corretto racconto della storia conservativa delle opere
d’arte, stimolando e coinvolgendo il visitatore nella conoscenza
della specifica e importantissima attività di conservazione di ogni
museo. Attraverso un “totem”, posizionato accanto alle opere
scelte, verrà descritta, anche attraverso il supporto di un
breve filmato con commenti di storici dʼarte e di restauratori, la
storia dei restauri antichi e recenti, che hanno conferito ai
dipinti l’attuale aspetto. Il percorso rimarrà visibile al pubblico
da dicembre 2011 a maggio 2012, secondo le modalità di
apertura dei musei coinvolti
Le opere scelte sono:
- Crocifissione,
Michele da Verona Pinacoteca di Brera
- Pala Trivulzio,
Andrea Mantegna Pinacoteca del Castello
- Madonna dei Gigli,
Gaetano Previati Galleria dʼArte Moderna
- Ancona della Passione,
Bottega Anversese Museo Diocesano
   
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Leonardo.
Il genio, il mito
dal 17 novembre 2011 al 29 gennaio 2012
Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria
Da un genio italiano a un mito universale. Il celebre Autoritratto
per la prima volta esposto in una grande mostra con le opere degli
artisti che nel corso dei secoli si sono ispirati al genio di
Leonardo.
Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica
Un evento mondiale alla Reggia di Venaria
Il più famoso italiano di tutti i tempi protagonista di una mostra
unica nelle Scuderie Juvarriane della Reggia. Un evento eccezionale,
unico e irripetibile: la possibilità di ammirare, in occasione della
grande esposizione finale per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il
celebre Autoritratto di Leonardo, il personaggio che meglio
rappresenta l’esempio del grande genio creativo italiano.
Nell’ambito
degli eventi di Esperienza Italia per le celebrazioni del 150°
Anniversario dell’Unità nazionale, l’imponente
Scuderia
Grande
della Reggia di Venaria ospita dal 17 novembre 2011 al 29 gennaio
2012 la mostra
Leonardo. Il genio, il mito,
dedicata al personaggio che meglio rappresenta l’esempio del più
grande genio italiano di tutti i tempi.
Grazie
alla speciale concessione del Ministero per i Beni e le Attività
Culturali , il pubblico internazionale può ammirare finalmente in
una grande mostra il celebre Autoritratto di Leonardo
conservato nel caveau della Biblioteca Reale di Torino. Intorno
all’opera, nota in tutto il mondo per il suo valore artistico e per
i tanti significati che le sono stati attribuiti,
sono
esposti il
Codice
sul volo degli uccelli
ed una
trentina di importanti disegni di Leonardo,
provenienti da collezioni italiane ed europee, sul tema
dell’anatomia umana e del volto, delle macchine, della natura nonché
altri interessanti ritratti riferibili ad allievi per un confronto
diretto ed inedito con lo stesso
Autoritratto.
La mostra si sviluppa con una
significativa sezione rappresentativa delle opere di importanti
artisti e personalità che nell’età moderna
-come
Vasari e Sodoma
e
nell’età contemporanea
-come
Duchamp, Warhol, Spoerri, Nitsch, Recalcati e tanti altri-
si sono ispirati al mito di Leonardo.
L’esposizione è considerata come l’evento
artistico dell’anno:
curata da
autorevoli studiosi,
è arricchita da una spettacolare scenografia ideata dal premio Oscar
Dante Ferretti
e da
prestigiosi contributi come l’originale video-inchiesta di
Piero Angela
sul
mistero dell’Autoritratto.
L’organizzazione dell'evento rappresenta il culmine
delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia:
il più grande italiano di tutti i tempi protagonista di una mostra
unica
Informazioni e prenotazioni: tel. +39 011 4992333
www.leonardoallavenariareale.it
  
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PALAZZO
REALE. LA “TRANSAVANGUARDIA” IN MOSTRA. 5 ARTISTI PER RACCONTARE
PASSATO E PRESENTE DELL’ARTE ITALIANA
Mimmo Paladino dona al Comune
“Terremoto”(1983), una delle sue opere in mostra

Milano, 23 novembre 2011 – È stata presentata oggi a Palazzo Reale
dall’assessore alla Cultura Stefano Boeri e dal curatore, nonché
teorico del movimento, Achille Bonito Oliva, la mostra dedicata alla
“Transavanguardia” italiana, in programma a Palazzo Reale da domani
al 19 febbraio 2012. La mostra, promossa dall'Assessorato Cultura,
Expo, Moda, Design del Comune di Milano e dall’Assessorato alla
Cultura di Regione Lombardia, riunisce tutti i protagonisti del
movimento: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De
Maria e Mimmo Paladino. “Siamo felici di poter proporre a Milano
questa mostra storica e al tempo stesso contemporanea – ha detto
l’assessore Boeri – che, insieme all’esposizione sull’Arte Povera in
Triennale, offre un panorama completo e di grande qualità sull’arte
dei nostri giorni e su quella del nostro passato più recente. Oggi
sono particolarmente grato a Mimmo Paladino, uno dei cinque grandi
artisti di questo movimento, per aver scelto di donare al Comune di
Milano una sua opera esposta a palazzo Reale, dal titolo ‘Terremoto’
(1983). In questo modo, affondiamo sempre più le radici dell’arte
contemporanea nel tessuto vivo di questa città”. Il progetto fa
parte di un più ampio programma che si inserisce nelle celebrazioni
dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, e che porterà la
“Transavanguardia” in giro per l’Italia con cinque personali, una
per ciascun artista: Sandro Chia a Modena, Nicola De Maria a Prato,
Enzo Cucchi a Catanzaro, Mimmo Paladino a
Roma, Francesco Clemente a Palermo (info su
www.mostratransavanguardia.it).
Milano ospita invece la mostra collettiva e una serie di eventi, dal
titolo “Costellazione Transavanguardia”, per approfondire i temi e
le poetiche del movimento. L’esposizione raccoglie in tutto 66
opere, di cui 44 provenienti da musei, fondazioni e collezioni
italiane e 22 da musei, collezioni europee e dalle maggiori gallerie
che hanno lavorato e promosso la Transavanguardia nel mondo. Di
ciascuno dei cinque protagonisti della Transavanguardia sono esposte
15 opere, selezionate dal curatore in collaborazione con gli
artisti, tra le più significative della ricerca compiuta. Il
comitato scientifico della mostra è composto, oltre che da Achille
Bonito Oliva, da Massimo Cacciari, Giacomo Marramao, Bruno Moroncini,
Franco Rella, Gianni Vattimo. Molte le iniziative legate alla
mostra: incontri, dibattiti e giornate di studio. Lunedì 28
novembre, alle ore 11, Achille Bonito Oliva, Laura Cherubini,
Giacinto Di Pietrantonio e Marco Meneguzzo saranno i
docenti d’eccezione di una giornata di studio presso l’Accademia di
Belle Arti di Brera, con ingresso libero fino ad esaurimento posti.
Alle ore 18.30 dello stesso giorno, Massimo Cacciari e Achille
Bonito Oliva daranno vita a un dibattito presso la Sala Convegni di
Palazzo Reale. Il calendario si concluderà lunedì 28
novembre alle 18.30 presso la Sala Convegni di Palazzo Reale, in
piazza Duomo 14, 3° piano (ingresso libero fino a esaurimento
posti), dove sarà possibile assistere a un dibattito cui
parteciperanno l’assessore alla Cultura Stefano Boeri, Achille
Bonito Oliva e Massimo Cacciari.
“Transavanguardia” Palazzo Reale - piazza Duomo 12
Orari lunedì, dalle 14.30 alle 19.30 martedì, mercoledì, venerdì
e domenica dalle 9.30 alle 19.30 giovedì e sabato dalle 9.30
alle 22.30 Info
www.mostratransavanguardia.it
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A
Vicenza, a Palazzo Leoni Montanari,
11
novembre 2011 - 26 febbraio 2012
85 importanti opere dell’Avanguardia russa
giungono per la prima volta in Italia
dai musei regionali
russi, in un emozionante dialogo con la collezione di icone di
Intesa Sanpaolo.
Per la prima volta, il pubblico italiano
potrà ammirare 85 opere dell’Avanguardia russa che provengono
dai Musei regionali di Ivanovo, Kostroma, Jaroslav’ e Tula.
Un’occasione dunque importante, promossa da Intesa
Sanpaolo, CSAR - Centro di alti Studi sulla Cultura e le Arti
della Russia all’Università Ca’ Foscari di Venezia (costituito
nel marzo 2011),
Le opere
esposte testimoniano il gusto e le scelte degli stessi protagonisti
dell’Avanguardia, che agli inizi degli anni Venti
tentarono la formazione utopistica di Musei di Cultura Pittorica
diffusi su tutto il territorio; o, viceversa, opere “rinnegate”
dal potere sovietico, dagli anni Trenta in avanti, quando,
guardate con sospetto e paura, vennero inviate nei fondi dei musei
regionali e lì dimenticate fino agli inizi degli anni Novanta. Così,
se di solito la nostra conoscenza delle tendenze artistiche che si
susseguono in Russia all’inizio del Novecento è affidata a una serie
di notissimi capolavori e a pochi prestigiosi protagonisti,
Kandinskij, MaleviÄ, RodÄenko,
pure presenti in mostra con lavori chiave (pensiamo al Cuneo
viola di Kandinskij, alla fondamentale opera suprematista di
MaleviÄ del 1915 dal Museo di Ivanovo o a Composizione n 61
di RodÄenko del 1918),
la lunga serie di inediti esposti a Vicenza
consente di osservare il fenomeno dell’Avanguardia russa da
nuovi punti di vista, con nuove chiavi di lettura. Che significa
anche: mettere in luce figure ancora poco
conosciute e che acquisiscono nuovo valore come
Olga Rozonova (lei insieme alle altre artiste
definite dal poeta cubo-futurista Benedikt LivÄic “vere
Amazzoni, cavallerizze scite”) o
evidenziare tematiche essenziali per
la storia dell’Avanguardia russa, come quella del
rapporto con l’arte popolare e la pittura di icone.
SEDE: Gallerie d’Italia - Palazzo Leoni
Montanari Contra’ Santa Corona 25, Vicenza -
DURATA: 11 novembre 2011 - 26 febbraio 2012
INFORMAZIONI: Tel 800.578875,
www.palazzomontanari.com
– ORARIO: martedì - domenica dalle ore
10.00 alle ore 18.00, giorno di chiusura: lunedì -
INGRESSO: intero euro 6,00; ridotto
euro 4,00

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ORO DAI VISCONTI AGLI SFORZA – Smalti e
oreficieria nel ducato di Milano
Magnificenze e cultura artistica milanesi
 Di ritorno dalla visita al
Castello di Milano, il 19 settembre 1492 gli ambasciatori veneziani
Giorgio Contarini e Paolo Pisani riferirono all'imperatore
Massimiliano I d'Asburgo di aver visto gioielli e oreficerie “le
quali tutte non sono da comparar cum quelle del episcopo de Salzpurg,
ne le altre, ma sono de molto major valuta”. Proprio come auspicava
Ludovico il Moro, che aveva esposto tutte le oreficerie per far
colpo sull'imperatore e offrirgli in sposa la nipote Bianca Maria
Sforza in cambio del titolo di duca di Milano. Il matrimonio andò in
porto e a Bianca Maria fu concessa una dote da favola. Nel tempo e
nelle successive evoluzioni della storia milanese tanti oggetti che
ne facevano parte furono o trafugati o ceduti e finendo poi a far
parte di collezioni pubbliche e private italiane ed estere, e pure
nelle chiese. Ora, grazie alla generosa disponibilità di molti di
questi enti (la National Gallery di Washington, il Louvre di Parigi,
il Musée Massena di Nizza, la collezione Valencia de don Juan di
Madrid, la Cattedrale di Essen in Germania, e solo per citarne
alcuni) è stato possibile realizzare una mostra che riunisce, se
pure solo per alcuni mesi, un’ingente parte di quel prezioso
inventario: codici, fibbie, spille, copertine di libri, reliquiari,
fermagli, antifonari, medaglioni ci consentono di ricostruire la
storia dell'oreficeria sacra e profana nel ducato di Milano dai
Visconti agli Sforza. Un arco di tempo di circa centotrent'anni, tra
14mo e 15mo secolo, in cui la partecipazione attiva dei Visconti nel
ruolo di mecenati permisero a Milano di diventare il centro di arte
orafa più importante in Europa. Nel 1360 Galeazzo II Visconti fece
erigere il Castello a Vigevano in cui pose una collezione di codici
miniati realizzati dai più importanti maestri del tempo in questo
genere, come Giovannino de’ Grassi e Michelino da Besozzo.
Particolarmente significativi gli artisti fratelli de Predis, con
Cristoforo miniatore, Bernardino incisore di monete per la Zecca,
Giovanni Ambrogio ed Evangelista miniatori e pittori all’ombra di
Leonardo. Dopo la morte di Filippo Maria, ultimo di casata Visconti,
il testimone, anche per tale attività passò alla dinastia degli
Sforza. A causa della loro fragilità, molti dei pezzi presentati
escono per la prima volta dal museo che li conserva e dove, in
alcuni casi per timore di essere danneggiati dalla luce, non vengono
esposti al pubblico. Il che fa assumere un carattere di
eccezionalità a questa esposizione, curata da Paola Venturelli,
realizzata col patrocinio della Provincia di Milano, con il
contributo di Fondazione Banca del Monte di Lombardia, Fininvest,
PUBLITALIA ‘80 e UBI – Banca Popolare del Commercio e
dell’Industria. L’esposizione presenta circa 600 capolavori di
inestimabile valore, tutti documentati in un catalogo di Silvana
Editoriale ricco di saggi derivanti da innumerevoli studi che
trovarono il loro fulcro nella grande esposizione del 1958, sempre a
Milano a Palazzo Reale, dedicata all’arte lombarda dai Visconti agli
Sforza, come ci ha ricordato Paolo Biscottini, direttore del Museo
Diocesano, che compie, quest’anno dieci anni di vita. Diciamo, noi,
niente di meglio di questo evento per festeggiare l’anniversario con
l’augurio di un futuro sempre importante.
Museo Diocesiano – Corso di Porta Ticinese 95, Milano
Fino al 29 Gennaio 2012; orari: da martedi a domenica 10-18
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5 euro; Per informazioni
02-89420019
www.museodiocesiano.it
Fabio Giuliani

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ESPRESSIONISMO
Villa Manin, Passariano di Codroipo (Udine)
Fino al 4 marzo 2012
di Maria Cristina Nascosi Sandri

Ernst Ludwig Kirchner,
Marcella, 1910 olio su tela, Berlino, Brücke-Museum
L’ESPRESSIONISMO:
per la prima volta in Italia un’esposizione, curata da Magdalena M.
Moeller e Marco Goldin e forte di oltre 100 opere tra dipinti e
carte, tutte provenienti dal berlinese Brücke Museum, racconta in
modo preciso, secondo una scansione cronologica ma anche procedendo
per aree quasi monografiche, da Kirchner a Heckel, da Nolde a
Schmidt-Rottluf, da Pechstein a Mueller, la nascita e lo sviluppo
del movimento denominato “Die Brücke”, la pietra costituente
dell’Espressionismo.
La mostra si terrà a Villa Manin fino al 4 marzo 2012 e si pone come
terza tappa del progetto pluriennale, ideato e curato da Marco
Goldin, denominato “Geografie dell’Europa”. Con la nascita del
movimento “Die Brücke” a Dresda nel 1905 si posero le basi del
movimento originario dal quale in seguito discenderà quello che,
nella storia dell’arte, è noto come "Espressionismo” e che
costituisce il primo importante contributo di area tedesca alla
modernità. Non si tratta tanto di raffigurare i diversi aspetti
della realtà visibile – che costituiva il contenuto artistico
dominante – quanto piuttosto di esprimere le esperienze soggettive e
i sentimenti interiori dell’individuo. La mostra Espressionismo
documenta una varia creatività artistica all’interno di questo
gruppo rivoluzionario. Gli assunti radicali e i concetti visionari
divennero una significativa fonte d’ispirazione per le successive
generazioni di artisti. La mostra ne documenta tutte le tappe
stilistiche principali, anche attraverso documenti tradotti dal
tedesco in lingua italiana per il catalogo di studio, che ospiterà
saggi diversi e scheda critica di ogni opera esposta. Info:
www.lineadombra.it

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Castello di Rivoli - A
cura di Germano Celant e Beatrice Merz 9 ottobre 2011 – 19 febbraio
2012
A
partire da sabato 8 ottobre 2011 il Castello di Rivoli presenta il
proprio contributo all’ambizioso progetto curatoriale di Germano
Celant Arte
povera 2011. La sezione al Castello di Rivoli, Arte
Povera International, è curata insieme dall’ideatore
del progetto e dal co-direttore del museo Beatrice Merz. Nelle sale
della prestigiosa residenza sabauda, le opere storiche dei
protagonisti del movimento sono a confronto con altrettanti
capolavori di artisti della scena internazionale dell'epoca. La
maggior parte delle opere provengono da collezioni museali italiane
e dalla fitta rete di collezionisti privati che, sin dalla fine
degli anni Sessanta, si occuparono di Arte povera. La selezione
degli artisti internazionali è avvenuta attraverso un’accurata
ricerca scientifica delle mostre che tra il 1966 e il 1972 hanno
visto l’Arte povera in dialogo con diverse e parallele correnti
artistiche, dalla Land Art alla Conceptual e Body Art.
Nel 1967 in relazione ad un gruppo di artisti composto da Giovanni
Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro,
Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino
Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e
Gilberto Zorio, lo storico dell’arte contemporanea Germano Celant
conia il termine “Arte Povera” che si ricollega alle grandi utopie
delle avanguardie storiche per il suo esprimersi non rigido né
impositivo, basato sulla relazione con le situazioni sociali e
culturali, nonché ambientali e contestuali.

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Paul Cézanne - Les
ateliers du midi
20
ottobre 2011 26 febbraio 2012
PALAZZO REALE
Piazza Del Duomo 12 - +39 02875672 -
www.comune.milano.it/palazzoreale/
Cézanne
a Palazzo Reale vuole essere un omaggio al grande maestro
originario di Aix-en-Provence e alla sua straordinaria e
personalissima maniera pittorica poco compresa e molto
osteggiata durante la sua vita ma che ebbe influenza sugli artisti
dei movimenti successivi come il Cubismo e il Surrealismo. Il
percorso della mostra segue la biografia dell’artista,
intrecciandone però le tematiche più care e congeniali, dalle prime
opere realizzate attorno al 1860, nel solco della tradizione
artistica dell’epoca, passando per i magnifici e inarrivabili
ritratti di amici, familiari, gente comune, arrivando ai paesaggi,
dapprima vicini agli esiti impressionisti, poi superati in una
visione più concreta e formalmente definita, incontrando le celebri
nature morte, dove il maestro porta all’estremo la sua ricerca di
essenzialità e la sintesi tra colore e volume, sino agli ultimi
straordinari dipinti degli inizi del Novecento. L’esposizione,
promossa dall’Assessorato alla Cultura Comune di Milano
e prodotta da Palazzo Reale e Skira, che
ha curato ogni aspetto della progettazione e organizzazione della
mostra, è sostenuta dal supporto straordinario del Musée d’Orsay
che assicura un eccezionale gruppo di prestiti. La
curatela è di Rudy Chiappini con la collaborazione di
Denis Coutagne, e di un Comitato Scientifico comprendente
Philippe Cézanne, pronipote dell’artista e Guy Cogeval
Direttore del Musée d’Orsay. La mostra presenta circa quaranta
opere, provenienti da grandi musei internazionali, tra i quali
figurano, oltre al già citato Musée d’Orsay, il Musée de l’Orangerie,
il Petit Palais, la Tate, l’Hermitage, la National Gallery di
Washington, il Musée Granet di Aix-en-Provence, l’Ateneum Art Museum
di Helsinki, il Chrysler Museum of Art di Norkolk, il Princeton
University Art Museum. Il tema portante dell’esposizione
riguarda l’attività di Cézanne in Provenza, con perno ad Aix
e nei celebri atéliers - a cominciare da quello di Jas de
Bouffan, la casa di campagna paterna, e poi Lauves e quello degli
ultimi anni, ma anche i luoghi a lui cari come l’Estaque, Gardanne,
Bellevue, Château Noir, Bibémus, dove l’artista realizza moltissime
sue opere. La sua è una produzione che si divide tra l’attività
en plein air o, come amava ripetere, sur le motif, e
lavori in studio, dove crea soprattutto i ritratti o le nature
morte, ma dove in realtà spesso rielabora, rifinisce, sviluppa i
temi cominciati all’aperto.
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Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti 9) 15 ottobre 2011 – 29
gennaio 2012
Ho voluto essere
pittore e sono diventato Picasso
–
richiama una frase che il grande artista disse alla madre,
dimostrando la consapevolezza e volontà precoce di sovvertire tutti
gli schemi di pittura, scultura e grafica
Da sabato 15 ottobre 2011 fino al 29 gennaio 2012, le sale
dello storico palazzo sul Lungarno pisano ospiteranno 270 opere
- tra dipinti, ceramiche, disegni e opere su carta, alcune celebri
serie di litografie e acqueforti, libri, tapisserie - che
consentiranno al pubblico di comprendere come la volontà di essere
pittore del giovanissimo Picasso nella Barcellona degli
ultimi anni dell'Ottocento, lo abbia condotto, attraverso una
continua manifestazione del suo genio creativo, a esplorare ogni
possibile percorso artistico. Fulcro dell'intera esposizione è la
straordinaria e unica collezione di 59 linogravure, appartenenti al
Museo Picasso di Barcellona, intorno alla quale si articolerà il
percorso della mostra con opere datate dal 1901 al 1970.
Il percorso espositivo si articola in tre sezioni che
corrispondono ad altrettanti temi, fondamentali per capire la
poetica figurativa di Picasso.
Dalla natura all’arte
analizzerà come, fin dai primi anni della sua attività, Picasso
riesca a trasformare i soggetti dei suoi lavori in stereotipi della
pittura contemporanea. Le Repas frugal (Il Pasto frugale,
1904), che descrive una realtà di povertà e di miseria,
caratteristica del suo periodo blu.
La
scoperta dell’Art nègre, che Picasso studia attentamente per
la capacità degli artisti primitivi di raffigurare la tensione delle
emozioni, condurrà alla realizzazione di uno dei capolavori del XX
secolo, le Demoiselles d’Avignon, di cui si è esposto un raro
studio preparatorio per la figura centrale. La serie di 16 lastre dei Toros in cui
Picasso, partendo da una lettura molto prossima alla realtà, giunge
alla sua sintesi più estrema. In questo caso, l’animale archetipo
della cosmogonia picassiana, inizialmente, viene raffigurato in modo
realistico, per giungere a una forma essenziale che molto ricorda i
graffiti preistorici di Altamura. Lo stesso procedimento si potrà
osservare nell’altrettanto rara serie delle due Donne nude con
sfondo di tendaggi e in quelle di grandi e coloratissimi
ritratti di Jacqueline, sua seconda moglie e ultimo amore della sua
vita.
Per Picasso la rivoluzione spagnola, il bombardamento di Guernica,
la seconda guerra mondiale costituirono l’esperienza di una tragedia
senza ritorno.
Nella sezione dal titolo Intorno a Guernica i temi
della morte, del dolore della guerra, della disperazione dei vivi
sono presenti nell’omonimo dipinto del Reina Sofia di
Madrid. Utilizzando una tavolozza in cui il colore sembra scomparire
per lasciare spazio solo – proprio come in Guernica - a un
luttuoso bianco e nero, si allineano le diverse testimonianze di
questo periodo.
Tra queste, la serie Sogno e menzogna di Franco, realizzata
inizialmente per raccogliere fondi per combattere la dittatura, o le
grandi tavole dei Poèmes et Lithographies, in cui Picasso
si fa illustratore di se stesso, componendo immagini di grande forza
drammatica con i manoscritti dei suoi poemi che descrivono il
dolore, ma anche il senso di inadeguatezza e di banalità della
guerra.
Uno dei fulcri della mostra sarà la raccolta della Suite Vollard,
costituita da 100 fogli, a cui Picasso si dedicherà per otto anni,
qui eccezionalmente esposta in forma completa intorno alla terribile
e angosciosa scena della Minotauromachia che esprime forse
nel modo più profondo le emozioni dell’artista di fronte alla
moderna tragedia della guerra, raffigurata nell’immagine mitica del
mostro metà animale e metà uomo.
Verranno inoltre proposte le tavole dello Chant des morts,
nelle quali Picasso sembra ritrovare il colore e adottare una
calligrafia rosso sangue che accompagna per 125 fogli l’elegante
scrittura autografa delle poesie del poeta Reverdy.
Il mito delle metamorfosi e l’immagine erotica della donna e del
toro come simboli della potenza creativa dell’artista costituiscono
altri due archetipi dell’opera di Picasso e il tema della terza
sezione: ne sono esempi un grande paesaggio del 1933, il famoso
dipinto del Fauno proveniente dal museo di Antibes, i ritratti di
Jacqueline e la serie di dipinti e disegni de Il pittore e la
modella.
La raccolta delle 59 linogravure a colori, provenienti dal
Museo Picasso di Barcellona, permette di ricostruire nel dettaglio
il procedimento dell’artista che, partendo da una raffigurazione
realistica del viso di Jacqueline, si farà trascinare dalla sua
furia iconoclasta, ritoccando giorno dopo giorno la morbida materia
del linoleum fino a trasformarla in alcuni dei ritratti più
inquietanti e tipici della sua poetica.
Accompagna la mostra un catalogo GAmm Giunti.
Orari:
lunedì –
venerdi, 10-19; sabato e domenica, 10-20;
Biglietti: Intero: 9 euro Ridotto e Blu card: 7,50 euro
Convenzioni: 7 euro
Informazioni e prenotazioni :
BLU Palazzo d’Arte e Cultura: tel. 050.916950 -
info@palazzoblu.org
pubblicato da ornella torre
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IL SIMBOLISMO IN ITALIA
Padova, Palazzo Zabarella
Dall’1 ottobre 2011 al 12 febbraio 2012
di Maria Cristina Nascosi Sandri

Gaetano Previati, Notturno, 1909, Fondazione il Vittoriale
degli Italiani, Gardone Riviera
La Fondazione
Bano, ancora una volta insieme con la Fondazione Antonveneta, e
l’ausilio eccellente di Fernando Mazzocca, Carlo Sisi e Maria
Vittoria Marini Clarelli, direttore della Galleria Nazionale d'Arte
Moderna di Roma inizierà dall’1 ottobre prossimo un’esposizione il
cui periodo di gestazione è durato ben 5 anni.
Si tratta de IL SIMBOLISMO in ITALIA, un’opera corale
che fa riferimento a splendidi pezzi creati tra Otto e Novecento,
l’epoca per eccellenza in cui l'inconscio irrompe nell'arte e nulla
sarà più come prima, il momento dei grandi circoli culturali, tra
quello di Vienna ed il Bloomsbury, fucine di genialità a tutto
tondo, tra economia, letteratura, musica, oltreché, su tutto,
l’Arte.
E' la scoperta di un mondo "altro", dell’altro, forse l’ultimo
autentico cambiamento della nostra era, affascinante, intrigante,
grazie ad una nuova visione tra vero ed irreale, tra conscio ed
inconscio.
E' la storia di un movimento che, come detto, si allarga
esponenzialmente su scala europea, ora, a Zabarella, analizzato nel
suo approdo in Italia, sorta di ‘viaggio nel viaggio di cultura’
stendhaliano per eccezione.
Non mancano confronti extra-confine, in ispecie con l'ambito
austriaco del Simbolismo: si ricorda, tra tutti, la Giuditta -
Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, indiscusso
capolavoro di Franz von Stuck, ma non mancano capolavori quali Le
due madri di Giovanni Segantini e Maternità del ferrarese
Gaetano Previati, quadri riferibili e al Divisionismo e al
Simbolismo, ad un tempo. Va, inoltre, citata la presenza in mostra
de Il sogno e Notturno, sempre di Previati e, ma anche
di Gloria, di un altro grande divisionista sempre di Ferrara,
Giuseppe Mentessi, proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte
Moderna di Roma.
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 10
aprile 2011 - 31 dicembre 2012
Punta della Dogana -
Venezia www.palazzograssi.
A partire dal 10 aprile 2011, il centro di arte
contemporanea di Punta della Dogana – François Pinault Foundation
presenta la mostra intitolata
Elogio del Dubbio,
a cura di Caroline Bourgeois. L’esposizione raccoglie opere
storiche e nuove produzioni, di cui la maggior parte appositamente
progettate per la sede di Punta della Dogana, che indagano la sfera
del turbamento, la messa in discussione delle certezze in tema di
identità, il rapporto tra la dimensione intima, personale e quella
dell’opera. Una ventina gli artisti presentati nell’ambito di
Elogio del Dubbio, di
cui quasi la metà non sono mai stati mostrati nelle precedenti
esposizioni della Collezione François Pinault.
La mostra Elogio del dubbio allestita a Punta della Dogana,
inaugura una nuova stagione della programmazione delle due
sedi espositive veneziane (Il
mondo vi appartiene - Palazzo Grassi - 2 giugno 2011/31
dicembre 2011) di proprietà del magnate dell’arte
Francois Pinault.
La mostra Elogio del Dubbio propone un percorso
tematico sulla forza e sulla fragilità della condizione umana.
Proponendo opere emblematiche degli anni Sessanta la mostra si
sviluppa fino a comprendere lavori più contemporanei, per
celebrare il dubbio
nei suoi aspetti più dinamici, ovvero la sua forza nello
sfidare i pregiudizi, le convinzioni, le certezze.
La mostra inizia con le sculture di
Donald Judd accanto
ai trofei deviati di
Maurizio Cattelan e
David Hammons; si
passa poi all'installazione di
Edward Kienholz
Roxys, del 1962, che
ricrea la brutalità e lo squallore di una casa di tolleranza. La
donna-oggetto e l'uomo-conquistatore sono i soggetti delle ironiche
creazioni di Paul McCarthy.
Marcel Broodthaers con
Décor
. mostra le armi come simbolo delle guerre e della violenza di
gruppo Thomas Houseago
presentato qui per la prima volta, in Bottle
II, Decorative Panel e Study
for Owl riprende
l’idea della figura umana nella sua assurdità .Con
All, di Maurizio
Cattelan: i nove corpi distesi a terra in marmo di Carrara:
individui senza volto, senza nulla che li differenzia gli uni dagli
alt, fanno riflettere su come siamo tutti uguali di fronte alla
morte. Il percorso espositivo della mostra prosegue con le
installazioni di Chen Zen,
le figure di Thomas Schütter
e Axial Age di
Sigmar Polke.
Sturtevant
riflette sul potere dell'oggetto come opera riproponendo
l'esposizione icona di
Marcel Duchamp.
Jeff Koons con Popeye..
La grande sala centrale,
chiamata il “Cubo”, accoglie una delle due produzioni
appositamente commissionate per la mostra, quella di
Julie Mehretu.
L’artista ha realizzato
due grandi quadri, che si nutrono di un lungo
lavoro di ricerca sulla storia della
città di Venezia,
sulla sua architettura e le sue radici, ma anche sulla storia
dell’arte e della filosofia rinascimentale. L’altra opera
appositamente concepita e prodotta per l’esposizione è quella di
Tatiana Trouvé.
Catalizzando l’attenzione sulla nozione di lavoro, sulla percezione
di “fuori” e “dentro”, sulle tracce del tempo, l’artista si è
appropriata del solo spazio che ricorda la destinazione d’uso
iniziale della Dogana da
Mar (luogo di entrata e di uscita delle merci),
ripensato come luogo di passaggio delle sue stesse opere e dei loro
fantasmi.
ufficio stampa: PAOLA MANFREDI - curatori: Caroline
Bourgeois autori: Adel Abmessemed, Marcel Broodthaers,
Maurizio Cattelan, Dan Flavin, Subodh Gupta, David Hammons, Roni
Horn, Thomas Houseago, Donald Judd, Edward Kienholz, Jeff Koons,
Paul McCarthy, Julie Mehretu, Bruce Nauman, Sigmar Polke, Thomas
Shütte, Elaine Sturtevant, Tatiana Trouvé, Chen Zhen
orario - tutti i giorni (tranne il martedì) fino al 31
dicembre, dalle ore 10 alle ore 19.
Punta della Dogana - Venezia, Dorsoduro 2, - vaporetto:
Salute (linea1)
14 aprile 2011
Ornella Torre

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